EGITTO: SENZA CENSURA!

Di Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo


Dopo ben 400 morti, venerdì 11 febbraio, subito dopo la preghiera salàt al juma in piazza Tahrir, guidata da sheikh Muhammad Jibriìl che ha commosso tutto il popolo lì presente, Hosni Mubarak, dopo vari ripensamenti ha comunicato che avrebbe lasciato l’Egitto. Alzati Egitto, che possa Allah L’Altissimo ridarti la forza e la libertà mio amato Egitto. Che tu possa rinascere dopo la grande tempesta.

Fino ad ora ho preferito astenermi nello scrivere un articolo intero sulla rivoluzione in Egitto, nata dal 25 gennaio 2011, dopo quella in Tunisia. Il presidente Hosni Mubarak odiatissimo dalla maggior parte della gente, – i sostenitori sono inferiori di numero, molti pagati da Mubarak stesso, quindi corrotti-. Come sono corrotti tutti quelli del suo governo che hanno liberato migliaia di ladri dalle carceri per creare altro scompiglio nel paese. Hanno saccheggiato nel museo egizio del Cairo, violentato le donne, reso le notti insonni ed agitate a molti egiziani, che dovevano stare fuori casa per fare la guardia. Un incubo, un paese messo sottosopra, stravolto, sempre più povero. Nessuno lavorava, le scuole erano chiuse, girare per strada era pericoloso. C’è stato un declino del paese durante tutti questi anni, e con questa crisi ha toccato il fondo. Una situazione non chiara sin dall’inizio. Chi ha cominciato questo caos? Situazione ambigua. Ah! Sporca politica, quando c’è in ballo il potere, i soldi, non si guarda in faccia a nessuno. Il mio amato Egitto, ho sempre amato questo paese, per me come una seconda patria, gli egiziani mi hanno conquistato sin dal momento in cui misi per la prima volta piede in Egitto anni fa. Gente con il cuore in mano, tenera, gentile, ospitale. Adesso ferita, distrutta dal dolore.

“Non ci stanno trattando come esseri umani, ma come cani, Dio li punirà. Hasbuna Allah wa na’m al wakil! dice un egiziano in piazza con la tempia grondante di sangue.

Queste sono le scene in Egitto durante le manifestazioni contro il presidente Hosni Mubarak. In piazza Tahrir una donna dice “abbiamo vissuto da oppressi  abbiamo sempre desiderato parlare e manifestare , abbiamo vissuto nella paura . Ora siamo tutti uniti, musulmani e cristiani.”

Gli egiziani hanno dato dimostrazione di essere un popolo compatto di fronte al dolore, cristiani e musulmani, uniti verso la vittoria. I cristiani facevano da guardia ai musulmani mentre questi pregavano, e i musulmani facevano la stessa cosa con i cristiani. Le manifestazioni sono un grido liberatorio per gli egiziani, quel grido represso da anni. Il sogno della maggior parte degli egiziani è sempre stato quello di mandare via il loro dittatore tiranno. Personalmente non mi è mai piaciuto, a pelle, sin dalla prima volta che andai in Egitto nel lontano 1996, quando vidi per la prima volta il suo volto sui manifesti, sparsi per le strade del Cairo, di Alessandria, era ovunque. Gli egiziani non solo lo odiavano o non lo sopportavano, in più dovevano anche accettare di vedere il suo volto dappertutto, e come se non bastasse evitare di fare commenti negativi “per non avere problemi con il governo”. Se questa è libertà? In Egitto manca da tempo la libertà di espressione, la democrazia, “non è vero che gli arabi non amano la democrazia, la dimostrazione sono queste manifestazioni di protesta” ha detto qualcuno in Tv durante il periodo del grande caos in Egitto. Gli egiziani vivevano apparentemente felici, tranquilli, in un Egitto con pace apparente, ma non era così. In realtà non è mai stato così, o perlomeno, questo soprattutto dal 1981 in poi, per ben 30 anni, gli anni del governo Mubarak, il presidente peggiore nella storia dell’Egitto. Superato in crudeltà forse solo dai faraoni. Considerato “il padre degli egiziani”, un padre non ordina al suo esercito “sparate sulla folla!”, la folla di egiziani, accorsi (uomini, donne e bambini) in piazza Tahrir pacificamente, solo per dire “Basta Mubarak, il gioco è finito!”. Conosco fratelli egiziani che erano in piazza a manifestare e mi hanno raccontato che erano disarmati, pacifici, i poliziotti di Mubarak – sotto l’ordine del ministro degli interni- hanno cominciato a sparare all’impazzata, ad ammazzare senza un minimo di rimorso. UNA COSA VERGOGNOSA! Sveglia egiziani! Mi rivolgo ai sostenitori di Mubarak che ancora vanno a dire in giro “Mubarak ha fatto tante belle cose per il paese”, cosa ha fatto vorrei sapere?! se fosse stato come loro affermano il popolo non sarebbe arrivato sino a questo punto, e comunque sia, anche se avesse fatto azioni belle, non sono nulla a confronto con tutto il resto, morti compresi. Un governo che ha rubato al suo popolo, che l’ha impoverito. Egiziani contro egiziani, “musulmani” contro altri musulmani e cristiani. Già, i cristiani copti ortodossi. All’inizio dell’anno c’è stato l’attentato contro i copti, voci sempre più insistenti affermano che sia stato un piano di Mubarak, uno sporco e terribile gioco, per indebolire ancora di più la società, per tenere sempre di più sotto controllo la situazione a suo favore. I cristiani copti, l’indomani dell’attentato alla chiesa di Alessandria, pensavano fossero stati colpevoli i musulmani religiosi, questa informazione l’avevano avuta proprio dal governo. Mubarak voleva creare un guerra: musulmani contro cristiani, per dare dimostrazione a tutto l’Occidente che senza di lui il paese nessuno avrebbe potuto governare, una tattica sporca, crudele e senza scrupoli. Ed invece i cristiani in Egitto hanno avuto dimostrazione chiara che i musulmani non c’entravano nulla in quella sporca storia, proprio durante questa rivolta contro Mubarak. Perché entrambi, musulmani e cristiani, hanno fatto da guardia all’intero paese senza polizia, se i musulmani avessero voluto uccidere i cristiani avrebbero approfittato di questa situazione per creare stragi, ed invece non è successo nulla, el hamdulillah, tutto nel segno della fratellanza.

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, allora la sua anima (di Mubarak) è fredda, calcolatrice, egoista, prepotente, questo mi dicono i suoi occhi dalle foto.

Ma chi è Mubarak?

Mubarak è nato il 4 maggio 1928 a Kafr el-Musilha (al-Manufiyya) in Egitto. Entrò nell’Accademia Militare Egiziana e successivamente nell’Accademia Aeronautica (1950). Nel 1964 fu nominato capo della Delegazione Militare Egiziana in Russia. Partecipò alla guerra egiziana contro Israele (1967-1973) e nel 1973 diventò Comandante delle Forze Aeree Egiziane e vice-Ministro della Guerra. La sua carriera è in salita: maresciallo dell’Aria (1973), Vice-Presidente dell’Egitto (1975),  Vice-Presidente del Partito Nazionale Democratico (1978), Presidente della Repubblica Araba d’Egitto e Presidente del Partito Democratico Nazionale (1981) dopo l’assassinio del presidente Anwar al Sadat (6 ottobre 1981), amato dal popolo egiziano, ed ammazzato (così si è detto per lungo tempo) da fondamentalisti. Mubarak era proprio al suo fianco, tesissimo prima dell’uccisione, durante l’intera giornata, a fianco ad un rilassatissimo ed ignaro Sadat. Voci insistenti dicono che sia stato proprio Mubarak ad organizzare il tutto per soffiargli il posto, ma Dio ne sa di più.

Non esitò a mandare i suoi 35.000 soldati a combattere in Iraq nel 1991, per la famosissima Guerra nel Golfo, le elezioni del 2005 le stava quasi per perdere, molti votarono i “fratelli musulmani”, movimento religioso-politico considerato da Mubarak “fuori legge”. Per intimidire faceva sparare contro la gente, imprigionava i “fratelli musulmani” – leggete il mio articolo del 2005 “L’Egitto che sta cambiando”-, prima delle votazioni per poi scarcerarli subito dopo ad elezioni vinte. Nel 2010 la legge per eliminare le voci umane dell’Adhan (richiamo della preghiera) da sostituire con le poco spontanee ed emozionanti registrazioni. Il bello dell’Egitto sono proprio le voci che si sovrappongo l’una sull’altra durante il richiamo della preghiera, regalando momenti intensi, spiritualissimi.

Si parlava tanto di Saddam Hussein nei decenni scorsi, indicandolo come il più grande dittatore nella storia, in realtà la maggior parte dei presidenti arabi sono come lui, non solo, anche i loro poliziotti, i mukhabaràt dei servizi segreti, gente senza scrupoli, che non guarda in faccia a nessuno. Come quando hanno sparato sui manifestanti in piazza Tahrir. Il governo di Mubarak ha sempre oppresso i musulmani, si parla spesso dei cristiani nei paesi arabi che non hanno libertà di culto, in realtà sono i musulmani che non l’hanno avuta, e in Tunisia era anche peggio: in prigione se preghi in moschea, se porti il velo, se porti la barba. In Egitto questo non avveniva, ma c’erano altro tipo di ingiustizie: musulmani religiosi sbattuti in prigione solo perché erano religiosi. Torturati, umiliati… Sia i salafiti, che i “fratelli musulmani”. Il lavaggio del cervello alla gente da parte di Mubarak è iniziato a cominciare dalla televisione, eliminando le donne con il velo, ed usando personaggi che tutto sembrano furchè musulmani. Scimmiottano il modello occidentale, rendendosi ancora più ridicoli, sembrando una brutta copia. E così… via al “bombardamento” di musalsalàt (telenovelas egiziane) proprio nel mese di Ramadan, per distogliere la concentrazione dal digiuno per guardare gli ammiccamenti di donne truccatissime e sempre più scoperte, anche nei video musicali. Un modo molto viscido e sottile per entrare nell’animo delle persone, per cambiarle e renderle sempre meno religiose e più laiche possibili.

Quante volte in tutti questi anni i poliziotti di Mubarak hanno bussato prepotentemente alla porta dei religiosi, durante la notte, momento in cui ogni essere mortale dorme: “figlio di una cagna, apri la porta!”, ed ecco che l’inquilino non fa in tempo nemmeno ad aprirla che viene sfondata dai calci dei poliziotti. Non hanno Rahma, compassione di nessuno. Musulmani religiosi sbattuti al fresco in stanze umide, sporche, con scarafaggi, cimici, topi che camminano, senza un letto dove dormire, e chi dormirebbe in quelle condizioni? E lui, Mubarak se la ride, alla faccia di “quegli imbecilli degli egiziani”, troppo ingenui, troppo buoni, troppo onesti. Se la ride in quelle foto sempre uguali, appese alle pareti degli uffici, dei negozi, nei manifesti giganteschi nelle vie del Cairo. Hai la barba “vieni sheikh, vieni” , magari sei stanco per il viaggio, e devi sorbirti ore e ore, se non giorni tra interrogatori ed altro. Quei poliziotti superbi, altezzosi, che si credono di essere chissà cosa, tutto il governo di Mubarak è così, persino al consolato egiziano in Italia, mi ricordo che trattavano come pezze da piedi gli egiziani e i turisti stessi, che si lamentavano per il trattamento pessimo, ed anche io ne so qualcosa. Quindi un presidente che ruba (dicono che il suo patrimonio sia di 70 miliardi di euro) , maltratta, umilia, mente, massacra, uccide, non è un buon presidente, ed in più l’Islam è contro tutto questo. Allah L’Altissimo odia questo tipo di cose, condannate nel Sacro Corano. Ma non sta a me giudicare, tutto torna ad Iddio L’Altissimo. Il Profeta Muhammad (saw) aveva avvisato che alla fine dei tempi i musulmani sarebbero stati governati da gente incapace. E così sta succedendo, ma non durerà in eterno questa situazione. Se non fosse successa questa rivolta sicuramente al posto suo, Mubarak avrebbe messo il figlio, poi si voleva accontentare del fidato Omar Suleiman, sicuramente suo simile, se non peggio. L’America di Obama vuole Baradai, Mubarak vuole Suleiman, i “fratelli musulmani” vogliono qualcun altro– anche se dicono che non si candideranno, né tantomeno hanno intenzione di rendere l’Egitto uno Stato islamico-, ma forse nessuno di questi sarà in grado di governare l’intero paese. Ci vorrebbe un presidente giovane, ma non giovanissimo, magari un uomo quarant’enne, con esperienza, competente, religioso e rispettoso verso il suo popolo, sia musulmano che cristiano. Non un anziano o troppo vecchio. Un presidente scelto dagli egiziani, dal popolo, e non dagli Usa o altro.

L’occidente scopre il vero volto di Mubarak? E forse anche certi egiziani che prima lo elogiavano in modo eccessivo. Durante le manifestazioni ha oscurato Facebook ed Al Jazeera, – anche le linee telefoniche, non riuscivamo a chiamare- , dicendo che Al Jazeera e Al ‘Arabiya danno informazioni false. Come riporta un volantino per le manifestazioni svolte anche in Italia, quasi tutti i giorni: “Le diplomazie occidentali che per anni, non curanti dei criteri democratici e del rispetto dei diritti umani, hanno trattato Mubarak come un rispettabile alleato in grado di garantire la stabilità regionale … Il regime di Mubarak  ha mantenuto più di metà della popolazione nell’alfabetismo e che ha negato ogni futuro ai giovani egiziani. Crediamo che se il popolo dovesse perdere questa battaglia la repressione sarebbe di una ferocia inaudita”.

Per la miseria nel paese molti giovani hanno lasciato l’Egitto in cerca di fortuna all’estero, trovando spesso tutto l’opposto di quello che speravano di trovare.

“Perchè continuare – scrive una sorella- anche dopo il discorso di Mubarak, così paternalistico, così invitante, ma così infido! Perché ora la gente ha visto con i propri occhi di cosa è capace questo tiranno pur di non lasciare la presa, ha visto con i propri occhi di cosa è capace la polizia, ha visto con i propri occhi i giovani morire, i bambini morire, gli anziani morire”.

“Il discorso di Mubarak –prosegue-  in realtà una trappola, per avvisare i suoi sgherri che avevano il via libera, e abbiamo visto cosa è accaduto, poliziotti in borghese, per non farsi riconoscere, uomini, donne e perfino bambini, presi dalle campagne più povere, pagati da 40 a 200 dollari, e sì, ognuno il suo prezzo,[dollari signori, non moneta locale], armati di bastoni, tubi di ferro, coltelli, maceti e armi da fuoco, portati su camion e scaricati agli angoli delle strade che portavano alla piazza grande del Cairo, persino cavalli e i poveri cammelli, sarebbe da ridere se non fosse così tragica la cosa”.

“Dopo 30 anni di schiaffi – scrive un fratello- anche io troverei difficoltà a dialogare con quello che io reputo essere un oppressore. La differenza sta nel fatto che uno lo sostiene e lo ritiene un grand’uomo e l’altro lo reputa un oppressore. I “Fratelli Musulmani” sono stati prima traditi dai presidenti precedenti (Naser e Sadat) mentre durante il regime di Mubarak sono stati dichiarati illegittimi tanto che non possono avere il loro partito politico e alle elezioni si presentavano i singoli candidati. In tutte le elezioni il presidente vinceva al 90-80% delle preferenze oltre al fatto che in alcuni casi gli oppositori venivano imprigionati (prima e dopo le elezioni). Certo ci vuole un cambiamento…e che sia un vero cambiamento”.

“Forse chi giudica gli egiziani – scrive un’altra sorella- non ha visto quello che ho visto io il mese scorso –prima delle manifestazioni- : mamme disperate che piangevano perché il governo ha deciso di chiudere l’acqua nel sud del paese (per darla al vicino Sudan se ricordo bene il problema), infezioni di ogni tipo dovute alla mancanza d’acqua, uomini e donne costretti a bere acqua sporca e a camminare come per andarne a prendere una sola caraffa…..facile dalla poltrona davanti alla tv giudicare i giovani egiziani”.

Io ci sono stato l’ultima volta in Egitto nel 2008 e vi assicuro che rimasi davvero sbalordito nel vedere tanta miseria, leggete il mio articolo del 2008 “Ritorno in Egitto”.

Questi vecchi articoli che quasi non ricordavo nemmeno fanno riflettere.

Come è iniziato tutto questo?

Il sito www.aljarida.it da alcune spiegazioni, per capire meglio l’inizio di tutta la vicenda:

“La manifestazione del 25 gennaio è stata convocata da ‘Siamo tutti Khaled Said’. E’ una pagina di Facebook posta in essere per rendere nota la vicenda del martire Khaled Sa`id, catturato e pestato a morte in strada ad Alessandria nel giugno 2010. La manifestazione è spontanea, non era stata pianificata da alcuna forza politica o popolare. Gli eventi tunisini, verificatisi dopo la convocazione, hanno incoraggiato gli egiziani a parteciparla e a diffonderne l’idea. La pagina non è collegata a partiti, a gruppi, a movimenti o associazioni; non dipende da specifiche persone né da ideologie: è per tutti gli egiziani che vogliono affermare i propri diritti.  Auspichiamo tutti che il 25 gennaio possa essere l’inizio della fine, la fine del silenzio e della complicità, della rassegnazione per ciò che sta succedendo al nostro paese.  La giornata del 25 non è una rivoluzione nel senso di una esplosione di violenza bensì una rivoluzione contro il governo”.

“l’Egitto è 10 volte la Tunisia, 10 volte più complicato e delicato, e almeno 30 volte più importante”. Scrive un blogger.

Chi è Khaled Said?

Sinceramente ero completamente all’oscuro del fatto e solo recentemente, dopo molto tempo vengo a conoscenza di questa storia.

“Khaled Said, un egiziano di 28 anni originario della città costiera di Alessandria, sarebbe stato torturato fino alla morte per mano di due poliziotti che volevano perquisirlo in base a quanto consente la legge d’emergenza. Mentre Khaled chiedeva la motivazione o l’esibizione di un mandato, gli agenti l’hanno ucciso. ‘La legge d’emergenza è uno strumento nelle mani del potere esecutivo per eliminare i diritti fondamentali e la libertà garantiti dalla Costituzione egiziana’, spiega la Federazione Internazionale per i Diritti Umani. Siamo tutti Khaled Said è la pagina di Facebook creata dopo l’episodio per condannare la brutalità della polizia. Khaled non è e non sarà l’unico caso; infatti ci sono state molte persone che hanno avuto la stessa sorte, scomparendo per poi essere trovate senza vita. Tutto ciò è il risultato del sistema oppressivo e di controllo introdotto da Mubarak con la legge d’emergenza, la quale permette alla polizia di trattare i cittadini come schiavi”.

Tratto da http://it.globalvoicesonline.org

Chi ancora sostiene Mubarak evidentemente non ha sofferto a sufficienza (per sua fortuna) e vissuto le esperienze che fratelli/ amici che conosco di persona hanno subito. Un carissimo fratello che conosco era alla manifestazione al Cairo e ha visto morire davanti ai suoi occhi egiziani uccisi da altri egiziani. Il Profeta Muhammad (salallahu alehi wasallam) disse: “Nessuno di voi punti un’arma contro il suo fratello, perché non sa se Satana gli prenderà la mano, ed egli precipiterà in un abisso del Fuoco” (Abu Hureira, Al Bukhari, Muslim)

È uno dei tanti hadith sul DIVIETO di un musulmano di uccidere un altro musulmano! una cosa orribile!! C’è anche un versetto del Corano: “… chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Sura Al-Mâ’ida (La Tavola Imbandita) v. 32

Non dico che Mubarak non è musulmano, ma quello che ha fatto non è da musulmano, e dire “questo e quello non è musulmano” è una grandissima responsabilità che non mi assumo.

Ecco alcuni hadith sul fatto di non dire mai “questo non è musulmano”, anche se questo è tra i peggiori che avete conosciuto:

Il Profeta Muhammad disse (saw): “Quando l’uomo dice al proprio fratello: ‘Negatore’, uno dei due vi è incorso: o è come egli dice, o l’accusa ricade su di lui”. (Ibn Umar)

Il Profeta Muhammad disse (saw): “Un uomo non lancerà addosso ad un altro accusa d’empietà o miscredenza senza che questa ricada su di lui, se l’accusato non è come egli dice” (Bukhari)

Non odio Mubarak, ma ODIO quello che ha fatto. Ho scritto l’articolo non da semplice spettatore che guarda la Tv e legge i giornali, io le cose le ho vissute direttamente e quasi direttamente, tramite persone a me molto vicine. Sono 15 anni che sto zitto, adesso PARLO, un fratello mi ha detto “perchè Mamdouh non pubblicare questo articolo? devi farlo, devi parlare per noi, la gente DEVE sapere”, lo stavo quasi per cestinare per non dare a loro problemi con il governo egiziano, ma non volevo assolutamente cestinarlo, mi sarei sentito ipocrita e codardo. Ho pianto tanto per i 400 morti in Egitto, non riesco a dimenticarli, se per i sostenitori di Mubarak è un eroe per me non lo è affatto. Ho sofferto troppo, quasi in silenzio in quelle settimane, ora basta! Dio sa quanto amo il popolo egiziano, un  popolo che conosco da 20 anni! Fratelli egiziani, siete tutti nel mio cuore! Con questa rivolta gli egiziani hanno dato solo dimostrazione di essere davvero un grande popolo, come ho sempre pensato. Anche se ci fosse l’America dietro a tutto questo caos attuale nei paesi arabi, l’ingiustizia è sempre ingiustizia e chi sbaglia a governare un popolo ( in questi casi l’Egitto) se ne deve andare. Certi egiziani contro le manifestazioni dicevano “stanno rovinando il paese!” , in realtà non era il popolo ad averlo rovinato. Gli egiziani ce la faranno inshaAllah, è gente che si rimbocca le maniche, volenterosa, i giovani hanno fatto molto in queste ultime settimane, ho fiducia nei giovani che seguono la religione mantenendo il passo con i tempi usando internet, è tramite questo mezzo di comunicazione molto più potente di quanto noi pensavamo, a far scendere in piazza il 25 gennaio proprio i giovani, seguiti poi dalle famiglie. Ho sempre preferito evitare di parlare di politica, concentrandomi sopratutto sul lato spirituale dell’Islam, ma anche questo aspetto fa parte della religione. E’ giusto parlare nell’Islam di politica? Il Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) disse: “Il miglior Jihad è la parola Vera davanti a un sultano sleale” (At Thirmidi, Abu Dawud, Ibn Mijahed e altri) SI è giusto, se questa si intromette nella religione, come è successo con Mubarak che in questo modo ha indebolito la popolazione in certi valori religiosi, ma grazie a Dio non più di tanto, el hamdulillah. La cosa peggiore che io ODIO è quando certi musulmani, veri o presunti solo Dio lo sa, fanno guerra ad altri musulmani, ecco perchè ho deciso di parlare della crisi in Egitto, che tocca anche altri paesi arabi purtroppo. In più c’è l’America, inevitabile parlarne, anche se preferirei evitare. Ho letto su internet che Obama vuole fare la stessa cosa di Bush, ma in modo molto più soft: portare la democrazia in Egitto e in modo del tutto occidentale, quindi una catastrofe per gli egiziani, che dovranno mantenere la religione, anzi, le religioni, poichè sono due in Egitto: cristiana e musulmana. Quindi si alla democrazia, mantenendo però i piedi ben saldi nelle radici religiose. E poi c’è Isreale, vicino, a pochi passi dall’Egitto, che teme un’altra guerra come è successo nel 1973: Egitto contro Israele. Questo è quanto ho letto, poi Dio ne sa di più e solo Lui sa cosa accadrà, so solo che gli egiziani dovranno gestirsi bene la situazione ed evitare di fare gli stessi errori commessi con i presidenti AbdEl Nasser, Saadat e sopratutto Mubarak. Il 7 Febbraio Wael Ghonim (uno degli organizzatori delle proteste) e manager di Google è stato liberato dopo 12 giorni di carcere. “Non sono un eroe -dice al popolo- sono solo bravo con la tastiera del computer. I veri eroi sono quelli in strada”. Ecco, sono loro gli eroi, la gente, il popolo egiziano, e tutti i martiri (400 morti e forse più) compreso e Khaled Said ucciso ingiustamente l’anno prima dalla polizia egiziana, e non Mubarak o chi si è suicidato bruciando il suo corpo. Rimango fermo su questo! Mubarak non voleva lasciare il suo posto, aveva dichiarato che ci sarebbe restato fino a Settembre del 2011, in 7 mesi sicuramente avrebbe fatto di tutto per vendicarsi sul suo popolo, poveri egiziani, avrebbe voluto Omar Soleiman come sostituto. Il popolo deluso dalla decisione di Mubarak di restare, la sera del 10 Febbraio, ha continuato a manifestare anche il giorno dopo, sino alla vittoria. Che Allah L’Altissimo aiuti il popolo egiziano e tutti i musulmani nel mondo. L’11 Febbraio tutti i paesi di prevalenza musulmana hanno festeggiato, se prima erano un pò ostili, l’uno verso l’altro, o c’era un pò d’antipatia, rivalità, in quel giorno tutti: marocchini, algerini, turchi, siriani, tunisini, yemeniti, pakistani e persino gli iraniani sciiti, hanno messo da parte rancori, ricordandosi ognuno di essere fratello l’uno dell’altro. Forse, o almeno in queste circostanze, la Ummah islamica ha dato dimostrazione di essere UNITA. Molti paesi arabi sono in rivolta adesso, come lo Yemen, l’Algeria, forse anche la Libia e il Marocco. E più vicino a noi… l’Albania. Qualcosa sta davvero cambiando?

Tratto da ““Mondo Islam” n. 5