ERA QUELLO CHE CERCAVO: L’ISLAM!

Di Asmaa Maria Teresa Paciotti Failoni

Bismillàhi ar-Rahmàni ar-Rahìm Carissime sorelle in Allàh, Assalamu alaykum wa rahmatullàhi wa barakatu

Islamic_icon_by_NoorelfajeR

Vorrei raccontarvi la mia meravigliosa esperienza di ritorno all’Islam. Sono una donna italiana, sposata e madre di tre figli. Questa storia risale all’anno 2005, anno della mia rinascita. Negli anni che vanno dal 2000 al 2005, la mia vita non fu affatto facile: problemi familiari e di coppia, figli adolescenti con problematiche dell’età, una bimba piccola che richiedeva tutta l’attenzione perché aveva vissuto in una atmosfera tutt’altro che armoniosa, insomma, avevo vissuto un periodo talmente duro che sentivo di non riuscire a sopportare ulteriormente una sofferenza del genere. Risultato: mi stavo perdendo! Ho sempre cercato Dio. Non smisi mai, fin dal 1995, anno in cui iniziai a sentire un richiamo alla spiritualità talmente forte da non poter fare a meno di cercare. Ascoltai insegnamenti cristiani, buddisti, entrai a far parte di un gruppo per l’evoluzione spirituale dell’uomo, ma continuavo a sentire un’implacabile ansia interiore, come se il mio cuore mi dicesse: “no, non sono ancora soddisfatto. Non rifiutare tutte le esperienze che hai avuto, ma guarda altrove, vai avanti e non voltarti indietro”. Così per un paio di mesi abbandonai tutto. Ma veramente tutto. Ero vuota e confusa… e mi stavo perdendo. Il mio Shaytan (Diavolo) mi diceva con voce suadente “Ma chi te lo fa fare? Guarda quanta gente mangia, beve, vive felice, si diverte…La vita è breve!! Morirai prima di aver trovato qualcosa che ti soddisfi. E’ una battaglia persa in partenza. Dai retta a me, divertiti, e lascia stare le contorsioni mentali”. Per un po’, vuoi per la mia stanchezza, vuoi per la mia delusione, vuoi per l’ansia che avevo addosso, come un cavallo che scalpita per partire al galoppo, detti ascolto al mio Shaytan. Mi lasciai andare ai piaceri della vita materiale, le cose in casa andavano sempre peggio, ero piena di rabbia e stufa di continuare a vivere in quel modo. Ogni giorno mi alzavo e dicevo a me stessa: “Oddio…..un altro giorno da tirare a campare. Ma perché mi sono svegliata ancora?”. Ad un certo punto il ribrezzo per la vita che stavo conducendo, il rapporto con mio marito che si stava rovinando, i rapporti difficili con i figli ipercritici nei nostri confronti, la spiritualità che bussava al mio cuore insistentemente, la nostalgia di appartarmi con me stessa e parlare con Dio anche se non lo avevo mai sentito ma ci credevo solo per fiducia nei confronti di chi mi diceva “Dio esiste”.. Sentii di aver toccato il fondo della sofferenza interiore. Così ripresi a pregare, a pregare affinché qualcosa accadesse nella mia vita, qualcosa che potesse cambiarmi radicalmente, dentro, in fondo al cuore. Qualcosa che non dovessi accettare solo con la ragione, ma che potessi sperimentare col cuore e cambiare per sempre. Grazie ad Allàh, una sera mio marito che mi vedeva ormai da tempo agitata in questa maniera e che stava provando anche lui tanta sofferenza e un forte richiamo alla spiritualità,stanco della nostra vita difficile, piena di discordia, di nervosismo e di disarmonia….si è avvicinò e mi chiese se mi andasse di chiamare al telefono un nostro amico, conosciuto 3 o 4 anni fa in internet, italiano musulmano da 20 anni. Si trattava di Umar. Probabilmente alcune di voi lo conosceranno. Lo abbiamo chiamato e questo è stato l’inizio della mia nuova vita. Ci invitò ad andarlo a trovare a casa sua. Ci saremmo incontrati e visti per la prima volta, anche se nei tre/quattro precedenti anni ci eravamo qualche volta sentiti al telefono o via email. Non mi aspettavo nulla e oramai ero anche un pò scoraggiata. Ma mi sbagliavo. Quello che sentii nel momento in cui incontrai lui e poi sua moglie e i suoi tre figli, fu qualcosa di indescrivibile perché è qualcosa che si prova dentro. Parlammo per circa 3 ore con lui e sua moglie. Poi ci invitarono a restare a cena con loro. Tutto in quello che stavamo vivendo era impregnato della presenza di Dio. Mi mostrò molte bellissime foto che ritraevano il suo Shaykh, (Maestro Spirituale) con lui e sua moglie quando andarono a trovarlo, alla sua Zawiya in Marocco e quando lui venne in Italia e fu ospite in casa loro. Poi ci regalò una copia del Sublime Corano in Italiano (di una edizione diversa da quella che già avevo in casa ed avevo iniziato a leggere, senza sapere il perché, circa un anno prima) , il libro sulla vita del Profeta Muhammad (le benedizioni di Allàh e la pace su di Lui) e un libro di Hadith (i detti del Profeta)…..Iniziavo a sentirmi quasi eterea, mi sembrava di non vivere nel mondo in cui avevo vissuto fino a quel momento, tanto da sentire di non riuscire più a parlare. Ovviamente lui continuava a dirmi che anche nella sua famiglia come in tutte, c’erano talvolta discussioni o disaccordi fra moglie e marito o fra genitori e figli. Perché tutti siamo esseri umani (con i loro limiti e difetti) ed essere musulmani non vuol dire diventare automaticamente santi. Cercava sempre di ridimensionarmi. Evidentemente aveva colto il mio turbamento. Quando arrivò l’ora di tornare a casa, avrei voluto fermarmi ancora lì a parlare con Umar,vivere ancora in quella casa qualche minuto. Salii in macchina con la decisione ferma di ritornarvi un giorno. Al più presto. Restai in silenzio durante tutto il viaggio, un’ora e mezza circa. Arrivata a casa andai a letto, con una serenità dentro e un campanellino che mi avvisava che stava per succedere qualcosa di meraviglioso ed inaspettato. Ma Cosa ? Mi addormentai e sognai alcuni passi del Sublime Corano che avevo letto prima di andare a dormire. Fu un sonno strano: meravigliosamente riposante ma nello stesso tempo pieno di sogni che si susseguivano di cui al risveglio mi ricordai poco e niente. So solo che mi avevano lasciato una felicità interiore e una tranquillità che per me sarebbe stata, fino al giorno prima, solo utopia. Continuai a leggere i libri che ci aveva donato Umar, Corano in primis. Cinque volte al giorno, “tanto per iniziare ad abituarmi” mi sorpresi a pensare. Abituarmi? A cosa?! Chiesi a Dio di aiutarmi a comprendere, mi sembrava di ricevere messaggi invisibili e non udibili da orecchio umano ma solo dal cuore. Poi ebbi una strana esperienza. Mentre ero in cucina e riempivo la lavastoviglie guardai fuori in giardino. Ebbi come una visione. Una cascata cristallina, di acqua purissima scendeva di fronte a me. Iniziai a provare una sete immensa, fisica. Presi un bicchiere d’acqua fresca e bevvi per riprendermi da questa strana visione che sembrava quasi percettibile con gli occhi fisici. Bevvi. Ma la sete non passava! Guardai di nuovo verso il giardino, l’erba verde e fresca, aveva appena smesso di piovere, piena di goccioline mi fece ancora venir voglia di bere. E visualizzai di nuovo, senza volerlo, quella cascata nel mio giardino. Provai ad immaginare dove fosse l’inizio, da dove venisse, ma non c’era un punto preciso da cui sorgeva, non riuscivo a scorgerlo. Una voce dentro mi disse: “hai sete. Ma non è quell’acqua che stai bevendo che la spegnerà. Guarda. Ti è stata messa di fronte una cascata di acqua pura e cristallina, una acqua che spegne la sete dei cuori. Perché la sete che provi, è quella che prova il tuo cuore”. Restai turbata da questa cosa: non poteva essere solo la mia mente a inventare tutto. Ripresi a caricare la lavastoviglie ma oramai, sapevo cosa dovevo fare. Stetti in silenzio al riguardo, per tutto il giorno. Due giorni dopo, dissi a mio marito “Ho deciso di abbracciare l’Islam. Solo così potrò placare l’ansia che sento dentro, il fuoco che mi sta bruciando”. Lui mi disse che avrebbe voluto altro tempo per prendere una decisione e io lo rispettai. Dopo due giorni, mi venne incontro con il Qur’an (Corano) tra le mani e piangeva commosso, mi disse che aveva deciso anche lui. Inutile cercare di descrivere la mia gioia. Chiamammo il nostro amico che fece comunque passare qualche altro giorno, un paio di settimane circa, prima di incontrarci di nuovo. Mi diceva di continuare a leggere il Sacro Corano, coltivando quella preziosa piantina verde e tenera che in me era appena nata. Dopo due settimane andammo a casa sua per la Shahada (la testimonianza di Fede). Portammo con noi anche i nostri tre figli. Il primo aveva allora 17 anni , la seconda 15 e la più piccolina soltanto 6. Anche il nostro Fratello nell’Islam e sua moglie hanno 3 figli. E’ stato bello non doverli lasciare a casa con la baby sitter. In casa loro c’era sempre posto per tutti. E i nostri figli andarono subito d’accordo. Il mio primo figlio e due dei suoi figli avevano circa la stessa età. E la ragazza aveva l’età della mia. I maschietti uscirono a fare una partita a basket. Le ragazze andarono a fare un giro nell’isolato, portando con loro la bimba per lasciarci un pò di tempo da soli coi fratelli e le sorelle. Anche in questo caso, sperimentai per la prima volta cosa vuol dire poter seguire una via spirituale senza assentarsi per raggiungere luoghi di “riunione” o di insegnamento, “mollando” i figli a casa. L’Islam non divide, semmai unisce. I ragazzi continuarono a sentirsi al telefono, a inviarsi sms, ad accordarsi per quando vedersi ancora. Ci aspettavano lui e sua moglie e una coppia di fratelli (lui italiano musulmano e sua moglie marocchina). Davanti a 5 testimoni musulmani pronunciammo, con l’aiuto di Dio, la nostra Shahada, mio marito prima, io subito dopo di lui. Una sorella piangeva a calde lacrime per la commozione: disse che, pur essendo musulmana dalla nascita, non aveva mai assistito ad una professione di fede per conversione fatta da italiani. Ricevetti baci e abbracci dalle sorelle, i complimenti dai fratelli. Poi fui presa in amorevole consegna dalle sorelle. E mio marito dai fratelli. La moglie del nostro prezioso amico, Latifa, mi donò la mia prima Jellaba e il mio primo Hijiab da indossare almeno durante la preghiera. La serata trascorse fra chiacchiere tra donne -non ho affatto sentito disagio per la diversità di culture, stando insieme a due sorelle del Marocco- e la mia istruzione. Mi insegnarono come fare l’abluzione minore e maggiore, su mia richiesta mi parlarono del Ramadan, mi spiegarono e mi fecero assistere alla Salat (preghiera canonica) che fecero tutti insieme. Mi sembrava di essere appena nata, accudita e all’inizio di una nuova vita. Dal 16 luglio 2005 mi chiamo Asmaa e mio marito Zayd . Da quella sera, non smettemmo di pregare, di ricordarci e di ringraziare Allah per il dono che ci ha fatto e per i doni che continua ad elargirci a piene mani. In famiglia le cose iniziarono ad andare sempre meglio, mio marito ed io sentivamo su di noi lo sguardo e la protezione di Dio. Con i nostri figli adolescenti i rapporti cominciarono a migliorare e riuscimmo a parlare con loro più serenamente. Proprio qualche settimana dopo la nostra shahada mio figlio che aveva allora 17 anni mi disse: “Mamma, sta succedendo qualcosa da un po’ di tempo… Tu e papà non litigate più. Tu non piangi più, non sei più nervosa, non alzi la voce subito e per ogni piccola cosa….” e mia figlia di 15 anni intervenne dicendo: “E’ vero. Non avete più litigato”. Non credevo alle mie orecchie…..dov’erano finiti i figli ipercritici sempre pronti a darmi delle bastonate sotto forma di battute pungenti e rimproveri? E questa fu la conferma che qualcosa in noi era già cambiata. I nostri amici e fratelli e sorelle che ci avevano assistito durante il percorso del nostro ritorno all’Islam, rimasero vicino a noi per un bel pò di tempo, anche se abitavano a molti km da noi e non potevamo vederci ogni giorno. L’Islam è un miracolo, al hamdu lillàh (lode ad Allàh). Perché è il volere di Allàh. Chi segue i Suoi precetti, non può non essere felice delle cure di cui il nostro Creatore ci circonda. Sono ancora commossa mentre scrivo. Care sorelle in Allàh vi abbraccio tutte, perché come donna vivo e vivrò le problematiche di questa società in cui non si è libere nemmeno di uscire con un velo, se non rischiando aggressioni, che Allàh infonda la Sua Pace nei cuori più duri, amin. Asmaa

Tratto da “Mondo Islam” n. 16