IL MIO PERCORSO VERSO L’ISLAM

Di Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

colline-umbria

Molti fratelli e sorelle nell’Islam mi hanno chiesto di scrivere in breve la mia storia di conversione all’Islam, poiché avevo raccontato tutta la mia storia in un libro dal titolo “La mia strada… verso l’Islam”. Cercherò di accontentarvi questa volta con un articolo, inshaAllah. Giusto ieri sera raccontavo a due persone la mia storia, mi è capitato spesso di farlo, soprattutto ad altri musulmani. Non è facile raccontare qualcosa di personale, che ho vissuto in prima persona e cercare di trasmettere agli altri la stessa emozione, impossibile.

Il mio percorso verso la Verità è iniziato molti anni fa. Ero bambino, credente, andavo tutte le domeniche in chiesa per la messa, e il mio sogno era quello di diventare da grande un uomo al servizio di Dio. Amavo tantissimo il Profeta Gesù (pace su di lui) e la sua bellissima storia, ed ero affascinato dalla storia di tutti i profeti. Nel periodo dell’adolescenza mi allontanai dalla chiesa, ma non dalla fede, credevo in Dio ma mi rifiutavo di seguire il sistema imposto dalla chiesa: confessione, partecipazione alle messe… Circa all’età di 22 anni mi riavvicinai, ma sempre in punta di piedi, comprai la Bibbia e cominciai a leggerla. Conoscevo molti passaggi dei vangeli e della Bibbia, solo perché li avevo letti durante il catechismo da bambino, o li sentivo leggere in chiesa durante la messa, ma mai prima di allora presi la seria decisione di leggerla dall’inizio alla fine.

Mi si aprì un nuovo mondo che non conoscevo bene, e che avevo appena sfiorato, il mondo della spiritualità. Leggevo la Bibbia tutte le sere prima di dormire, a volte mi addormentavo con la Bibbia nel letto. Spesso la leggevo nel buio con una piccola torcia che si scaricava frequentemente. Andavo in chiesa, non per la messa, ma in cerca di Dio, quelle volte che ci andavo non ero soddisfatto della messa, non sentivo la spiritualità che cercavo, la intendevo diversamente: io in contatto diretto con Dio, senza intermediari (preti, santi). Pregavo, parlavo con Dio, a volte mi rivolgevo a Gesù (pace su di lui), ma solo perché mi avevano spiegato di farlo, in certi momenti sentivo questa cosa come strana.  Leggevo la Bibbia ed ascoltavo i testi religiosi delle canzoni degli U2 e dei Simple Minds, dove c’erano molti riferimenti a Dio, alla spiritualità.

Erano anni in cui viaggiavo molto. I giovani ventenni della mia età passavano le vacanze al mare, le serate in discoteca ed io invece facevo l’eremita, l’esistenzialista. Miravo ad una vita semplice, guardavo ai veri valori e rifiutavo tutto il falso sistema del mondo moderno. Giravo le chiese, andavo in cerca di spiritualità, ed anche per apprezzare l’arte architettonica. Fotografavo, prendevo appunti su un’agenda che usavo come diario di viaggi. Scrivevo di tutto, dai racconti sui miei viaggi, alle poesie ai testi per canzoni. Scrivevo canzoni, anche con riferimenti religiosi, che cantavo e suonavo. La gente al mare ed io in giro per Assisi, camminavo sulle colline umbre per ammirare i panorami stupendi, la natura, e sentirmi sempre più vicino a Dio.

La Bibbia mi piaceva molto, ma in certi punti ero perplesso, alcune cose non combaciavano, e più andavo avanti nella lettura e più i dubbi aumentavano, ma per allontanare i “strani” pensieri mi dicevo “se è scritto così ci sarà un motivo?”. Comprai quasi tutte le VHS (video cassette) di film sui Profeti: Noè, Abramo, Mosè, Gesù (pace su ognuno di loro). Cominciai a frequentare anche egiziani cristiani ortodossi, e così entrai in contatto con un’altra realtà. Notai una grande spiritualità che vedevo mancare nei cristiani cattolici occidentali. Cominciai ad andare alle loro messe, ma non conoscevo le differenze dottrinali tra cattolicesimo ed ortodossia, mi basavo sull’apparenza, quello che vedevo e sentivo sia con l’udito, che con l’anima. Non lasciai il cattolicesimo ma frequentavo sempre più spesso gli ortodossi. Andai con loro per la prima volta in Egitto, e vidi con i miei occhi le due realtà: cristiani ortodossi e… Islam. Rimasi affascinato dalle moschee al Cairo e dal richiamo alla preghiera Adhàn, nonostante le parole non certo positive dei cristiani ortodossi che frequentavo, sull’Islam e i musulmani. Ma non fu quel viaggio a farmi innamorare dell’Islam.

Ho sempre amato conoscere, informarmi, entrare in contatto con le diverse realtà del mondo, sia culturali, che religiose. Non ebbi difficoltà anche a fare amicizia con indiani appartenenti all’induismo, e mi si aprì un altro mondo. Andavo nelle loro case, ero uno di famiglia anche per loro, così come per i cristiani egiziani, e per i musulmani. Da lì la decisione di studiare tutte le religioni, un sogno che avevo sin da piccolo. Comprai i libri più importanti delle religioni e filosofie orientali. Tuttavia senza voler abbandonare la religione cristiana cattolica.

Così iniziai la mia lettura con un libro sulle divinità indù, e con uno dei loro libri, il “Upanishad”. Il loro secondo libro, scritto fra il 700 e il 300 ac. Gli indù hanno 330 milioni di divinità, i cristiani invece, sia cattolici che ortodossi, credono che Gesù sia Dio e figlio di Dio, con alcune differenze nella Bibbia, sul peccato originale ed altre particolarità su Gesù (pace su di lui). Dopo il libro degli indù passai ad altri: “Il Sutra” di Buddha, non un Profeta, non un Dio, ma un maestro, che nega però l’esistenza di Dio, astaghfarullah; i libri di Confucio; i libri sul Taoismo, Shintoismo, Jainismo, Sikhismo…

Non mi convinsero, fino ad arrivare… all’Islam. Leggendo i libri sul Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), e sull’Islam, capii subito di trovarmi di fronte a qualcosa di diverso dalle altre religioni, sentii l’Islam più sincero, più puro, pur avendo in comune alcune cose con l’ebraismo e il cristianesimo. Quello che mi bloccava, almeno all’inizio, era il comportamento dei musulmani di oggi, gli obblighi della religione, e cosa avrebbe detto la mia famiglia se un giorno avessi deciso di diventare musulmano. Così mi capitò di dire “io musulmano? Mai!”. Avevo amici musulmani, più o meno praticanti, altri non lo erano affatto, e stavo alla larga da quelli più religiosi, perché avevo paura. Cominciai a leggere il Corano tradotto in italiano, o meglio, la traduzione dei significati del Corano, poiché è impossibile tradurre fedelmente il Corano dall’arabo all’italiano, il vero Corano è solo in arabo. Leggevo le traduzioni fatte non da musulmani, ma da italiani non musulmani, i soliti arabisti, islamisti, che traducono senza convinzione, senza il cuore. Impossibile per loro, non sono musulmani. La traduzione che mi aveva venduto un italiano non interessato al Corano, era tradotta con un linguaggio un pò troppo superato e complicato, non mi colpì particolarmente, passai così ad altre traduzioni più comprensibili, fino ad arrivare a quella più nota di Hamza Roberto Piccardo.

Ma il momento decisivo per me, è stato quando mi capitò di sentire il Corano recitato in arabo, una lingua che amavo e non capivo. Era nel mese di Ramadan, nel sottoscala di un cinema dove lavoravo. Due egiziani musulmani che vendevano gelati, bibite, nelle sale dei cinema, inserivano nel loro stereo tutti i giorni il cd del Corano, recitato da una voce bellissima, una voce piena di sfumature. Quella voce era capace di cambiare tonalità in pochi secondi, da quella più bassa, a quella più alta, e recitava dolcemente il Corano in stile Tajuid, quella bellissima voce era capace con i versetti del Corano in arabo, a scavarmi nell’anima, a toccarmi il cuore, fino al punto di sentire i brividi, la pelle d’oca, e piangere. Una sensazione così non l’avevo mai provata prima. Tutto questo lo sentii quando uno dei due musulmani accettò di registrarmi su cassetta audio il Corano. Ascoltai quella cassetta per 4 giorni consecutivi, con il walkman e le cuffie, parlo degli anni 90, non esisteva ancora la tecnologia di oggi, gli mp3 ecc. Provai quelle sensazioni che vi ho appena descritto, e l’ultima volta è stata per me più forte, ero a casa, in camera mia, con la luce spenta e sul letto, cominciai a piangere e dalla commozione, come per istinto, feci subito la prosternazione sujud, come fanno tutti i musulmani mentre pregano. Sentii una pace, una felicità mai sentita prima, che nessun libro, nessun viaggio, mi aveva regalato. E poi quella voce, che credevo appartenesse a due persone, per via del lunghissimo nome e per i cambiamenti di tonalità, in realtà apparteneva ad una sola persona, a un recitatore del Corano, egiziano, passato all’Altra vita 10 anni prima, nel 1988, eravamo ormai nel 1998. Il suo nome è sheikh Abdel Basset Muhammad Abdessamad. Che Allah me lo faccia incontrare in Paradiso, Amin!

Questo è stato il Miracolo di Allah per me, una sensazione davvero indescrivibile, non avevo mai provato tanta emozione con nessun canto della chiesa, nessun poema indiano, nessuna voce di cantante mi aveva regalato qualcosa di simile. Non canzoni, ma le parole di Dio, in una lingua per me quasi sconosciuta. Le sure in arabo che mi hanno regalato quella gioia e che poi mi hanno portato alla conversione all’Islam sono: Hud, Qiyama, Al Hashr, Al Qamar, An Nabà. Successivamente guardai i significati in italiano, alcuni versetti sembrava parlassero di me, subhanAllah! Da un mese ormai non mangiavo più carne di maiale e non bevevo alcool, da tre giorni facevo anche io il digiuno pur non avendo fatto ancora la shahadah testimonianza di Fede. Mi mancava solo quella, per diventare musulmano.

Continuavo a piangere, non avevo mai pianto così tanto in vita mia come in quel periodo, e quando raccontai questo ai due amici egiziani, mi chiesero: “veramente hai provato questo? Sei sicuro?”, mai stato più sicuro fino a quel momento, me lo si leggeva nel viso, i due musulmani mi dissero immediatamente: “hai la faccia diversa, hai la Luce in viso, sembri un’altra persona”. Volevo andare in una moschea qualsiasi, e subito. Mi dissero di aspettare, di chiamare tutti gli amici, ma feci notare a loro che non si trattava di una vacanza, ma di una decisione seria che cambia tutta la vita. L’Islam ha smontato completamente quelle certezze, che mi ero costruito in tutti quegli anni, e rafforzò quelle vere: che Dio esiste, e che era solo a Lui al quale mi sarei dovuto rivolgere, senza intermediari. Come piaceva a me. Così andai per la prima volta in una moschea italiana, volevo andarci subito, perché temevo che il diavolo mi avrebbe confuso le idee, e che avrebbe messo il bastone fra le ruote per farmi cambiare idea. Così non parlai con nessuno di questa decisione, solo con quei pochi amici egiziani musulmani. Era il 20 Gennaio 1998, di mattina, ci andai con il musulmano che mi aveva dato la cassetta del Corano, e tenevo stretto a me il Corano in arabo, come dire: “O Allah, mi faccio guidare completamente da Te, mi affido completamente a Te, sarà come Tu vorrai”. Chi incontrai durante il tragitto a piedi dalla metropolitana alla moschea?  Lo stesso italiano non interessato al Corano che mi aveva venduto la traduzione. Io andavo verso una direzione, e lui verso quella opposta, io lo notai, lui no, non mi vide. Così entrai nell’ufficio della moschea, ero emozionato, parlai con l’imam, non ero andato da lui per conoscere l’Islam, bensì per convertirmi, mi fece un po’ di domande, poi mi disse di aspettare nella sala della preghiera perché era il momento della preghiera di mezzogiorno, salat Dhuhr, così mi misi in un angolo ed osservai la preghiera dei musulmani: tutti in fila, scalzi, senza differenze tra ricco e povero, bianco e nero, e davanti a loro un imam, una persona qualsiasi, al quale non avrei dovuto raccontare i miei peccati, e di fronte a lui nessun altare, nessun quadro, nessuna statua. L’essenziale, el hamdulillah! Tutti uguali davanti a Dio. Tornai dopo la preghiera nell’ufficio della moschea e feci la shahadah, l’imam mi disse di tornare la sera, fare prima la doccia a casa e rifare la shahadah davanti a tutti. Già! A pensarci bene non avevo fatto la doccia.

Così, purificato tornai con un altro amico egiziano, che durante il viaggio mi insegnò a dire in arabo la shahadah. Era il momento, rifeci la shahadah davanti a tutti, tremavo come un bambino, ero rinato una seconda volta. Gente che non avevo mai visto prima mi venne incontro per abbracciarmi, piangeva, e gridava ALLAHU AKBAR! Che significa ALLAH E’ IL PIU GRANDE! Mi dissero “sei rinato!” ed anche: “adesso è come se tu avessi un abito bianco, puro, cerca di non sporcarlo”. Erano gli ultimi 10 giorni di Ramadan, i giorni più importanti, forse il giorno stesso di Laylatu-l- Qadr, chissà, non avevo calcolato nulla, ho fatto tutto istintivamente, seguendo solo il cuore. Negli ultimi giorni, di più di 1400 anni fa, è stato rivelato il Sacro Corano da Allah, tramite l’Angelo Gabriele, lo stesso che si presentò alla madre di Gesù (pace su di lui), al Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), l’ultimo dei profeti. Qualcuno faceva le foto, che non ho mai visto, non come oggi, che per qualsiasi cosa ti riprendono con il telefonino e poi lo pubblicano su internet. Continuai con il digiuno fino alla fine.

Un anno dopo, nel 1999, scrissi il mio libro “La mia strada… verso l’Islam”, disponibile da anni su internet, in formato pdf, e mai pubblicato fino ad ora in versione cartacea. Lì avrete modo di leggere tutti i particolari sulla mia conversione. Forse sono stato il primo a testimoniare su un libro la mia conversione all’Islam. Dieci anni dopo la mia conversione, nel 2008 andai per la prima volta alla Mecca, un viaggio aspettato per ben dieci lunghi anni, per il Pellegrinaggio minore Umrah, e l’anno successivo per quello maggiore Hajj, da lì è stata per me una terza rinascita, inshaAllah.  

Tratto da “Mondo Islam” n. 17