IL MIO RITORNO ALL’ISLAM

di Sara Hima
“Non accettare l’ Islam per me, ma fallo per te, non farlo per amore mio, ma per amore di Allah, da Lui veniamo e a Lui ritorniamo”……queste le parole di mio marito quando decisi di saperne di più sulla sua fede.

Avevo solo 22 anni, una giovane sposa che rimase incantata quando il suo sposo, la prima cosa che fece dopo il fatidico si, fu quella di pregare. Nell’ intimità del nostro nido d’ amore, lui si mise a pregare, ed io, imbarazzata, restai a guardarlo. Quando smise venne da me, disse alcune parole e baciandomi la fronte mi disse, ora tutto è a posto. Solo dopo anni seppi cosa volessero dire quelle parole. Quale fu la causa della mia conversione? Niente di eclatante, almeno per me, come il suono dell’ adhan al fajr, o qualcosa di stranamente mistico, nulla di tutto questo, fu la pratica costante e sincera di mio marito, il non mancare mai al suo dovere primario, pregare. Alhamdulillah, Allah (swt) e` stato molto generoso con me. Mi ha donato un marito eccezionale, sincero, devoto, sempre disponibile ad aiutare, sempre pronto quando non stavo bene a sostituirsi a me nelle faccende di casa, senza mai farlo pesare. Un padre severo, ma molto buono e affettuoso….che si faceva in mille per i suoi figli…..e anche per me. Quello che molti direbbero un uomo fantastico. Attraverso lui, negli anni, conobbi la fede islamica, ma ci vollero 18 anni perche` mi rendessi conto che in realtà ero musulmana da una vita. Sin da giovane non amavo il clero, non amavo il maiale, ne detestavo l’ odore, come detestavo il puzzo che il vino o la birra lasciavano nell’ alito di mio padre. Quando conobbi mio marito decisi che avrei rispettato le sue necessità di musulmano, fin dove questo era possibile. Ancora la carne halal non c’ era in Italia. I nostri figli sarebbero cresciuti nel credo paterno, lo ritenevo giusto, dato che io non ero praticante e del cristianesimo conoscevo solo la trinità e quello che a forza mi era stato insegnato dai preti. Così decisi di leggere piccoli libri che mio marito trovava nell’ unica moschea a Milano, in via Anacreonte……un magazzino riabilitato a luogo di culto per i musulmani presenti nella città. Il tempo passava tra lavoro, casa e figli. Un giorno però mi ammalai di quel male oscuro che chiamano depressione. Fu il periodo più difficile e doloroso della mia vita. Nonostante mio marito, nella sua grande bontà, mi aiutasse in tutto, in questo si sentiva impotente, ma mi restò vicino, e anche grazie a lui riuscii e a venirne fuori. In questo periodo mi avvicinai all’ Islam, iniziai a leggere il Corano e un libro “Il giardino dei devoti” e per me si aprì un nuovo mondo. Conobbi in quel periodo uno Sheikh di nome Anwar, Allah yarhamo, che senza saperlo mi diede la spinta finale alla conversione. La sua dolcezza nel modo di parlare, di spiegare le cose, da farle sembrare elementari, e la luce che vedevo nel suo volto, mi fecero capire che ero già musulmana e non me ne rendevo conto. L’ Islam per me non era nuovo, anzi, era già nelle mie vene, mi dava calma e serenità. Quello di cui avevo bisogno per uscire dal mio male. Allah(swt) mi ha accolta così, Ma shaa Llah…..che bel modo di essere musulmana. Diedi la mia shahada nel febbraio del 1994, ero serena, non fu nulla di straordinaro….pochi testimoni, mio marito, Scheikh Anwar (Allah yarhamo) e altre due persone. Semplice, come semplice è l’ Islam se lo si guarda dal lato giusto. Ora, sono passati altri 18 anni, sono diventata una donna più tranquilla, la serenità dell’ Islam mi ha calmato il carattere, dato più capacità di analisi, leggo molto, e ancora moltissimo avrò da leggere, ma non mi fermo, sono solo ai primi passi del mio percorso, come un neonato che viene alla luce…..io sono ritornata alla luce dell’ Islam.

tratto da Mondo Islam n. 12