INTERVISTA: PARLANDO DELL’ EGITTO

Cairo-River-Nile-Egypt

Di Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

(io): Assalamu aleikum. Parlaci un po’ dell’ Egitto Mahmoud.

(Mahmoud): Aleikum salam. Volentieri. L’Egitto è una civiltà antichissima, ha subito molte guerre nel corso dei secoli, è una terra che ha sofferto molto e che soffre ancora oggi.

(io): Purtroppo tutti noi sappiamo della situazione attuale in Egitto, dal 2011 ad oggi, e ci uniamo a voi nel dolore.

(Mahmoud): Oggi la situazione politica è davvero complicata, perché dopo la Rivoluzione del 2011, che non è andata a buon fine come speravamo, ci sono state le elezioni, portandoci di fronte a due scelte: i “Fratelli musulmani” o i militari. Ho scelto i “Fratelli musulmani”, solo per non ricadere nel regime militare. Non faccio parte dei “Fratelli musulmani” ma ho pensato fossero meno peggio dei militari. Successivamente ho scoperto che tra i“Fratelli musulmani” c’è anche brava gente, ne conosco molti, hanno i loro difetti ma anche il grande pregio che quando hanno un obbiettivo da raggiungere si impegnano seriamente fino in fondo.

(io): Credi che l’Egitto uscirà presto da questa situazione difficile e quando?

(Mahmoud): Ne uscirà fuori, ne sono sicuro, il problema è quando, perché? Il primo problema è l’ignoranza del popolo che si è fatto manipolare dal regime militare per circa 70 anni, subendo il lavaggio del cervello, siamo arrivati purtroppo a questo punto. Il regime ha tenuto sotto controllo i Media per tutti questi anni.

(io): Cosa ci puoi dire dell’assassinio di Giulio Regeni?

(Mahmoud): Il suo caso è l’ennesima prova che in Egitto non c’è alcuna libertà, possiamo dire lo stesso della mancanza di libertà di informazione e dei diritti umani. Sono musulmano e condanno l’omicidio di questo ragazzo (Giulio Regeni). Non sono i musulmani ad essere terroristi, ma i regimi dittatoriali. Il terrorismo non ha religione, cultura e colore.

(io): Com’è attualmente il turismo in Egitto?

(Mahmoud): Il turismo adesso è purtroppo fermo, anche perché se i militari controllano il paese e dicono che la situazione della sicurezza è più che tranquilla, in realtà non lo è affatto. Quando c’era Morsy il turismo andava abbastanza bene, ma il regime ha usato i Media per dire: “Quando toglieremo Morsy dal governo il turismo funzionerà ancora di più e sarà un successo”.

(io): Cambiamo argomento. Cosa ha l’Egitto in comune con l’Italia (o cosa hanno gli egiziani in comune con gli italiani)?

(Mahmoud): Quando lasciai l’Egitto per la Spagna per poi arrivare in Italia, pensavo di trovare nell’Italia un paese avanzato ed europeo, di più della Spagna, invece la Spagna in questo è più avanti, senza offesa. Milano non è come Madrid, Barcellona, quindi sono rimasto deluso. Ho trovato Milano affollata come il Cairo, l’unica differenza che a Milano ci sono i semafori, le strade pulite. Ho trovato in Italia purtroppo anche la corruzione, proprio come in Egitto.

(io): E riguardo gli italiani e gli egiziani?

(Mahmoud): Hanno in comune il linguaggio del corpo, siamo due popoli che gesticolano molto e che mangiano troppo.

(io): Bhe, a voi egiziani non vi batte nessuno in quello (sorrido). Masha Allah.

(Mahmoud): Gli italiani però sanno cosa mangiano, invece gli egiziani non lo sanno, non ne conoscono il valore. Mangiamo spesso le stesse cose, non abbiamo la cultura del cibo.

(io): Hai introdotto la prossima domanda, quali sono le specialità culinarie? Io le conosco molto bene ma tanti lettori forse non le conoscono.

(Mahmoud): Il ful, il mahshi, il koshari, sono le tre specialità fondamentali, anzi, quattro, aggiungerei nella lista anche le falafel. Mangiamo il ful e le falafel ogni mattina come colazione. È un breakfast molto differente rispetto a quello italiano a base di cappuccino e brioche, che io amo.

(io): Cosa consiglieresti agli italiani di visitare in Egitto?

(Mahmoud): L’Egitto è ricco a livello storico. Al Cairo c’è il Museo Egizio, le tre piramidi di Giza, la Sfinge. Poi consiglierei Luxor, città molto ricca culturalmente, è praticamente un museo all’aperto, mentre cammini vedi tutto.

(io): Sei stato a Luxor?

(Mahmoud): Purtroppo non ancora, spero in futuro, insha Allah. Non ho viaggiato molto nella mia vita, non perché non mi piace, ma per via della situazione economica personale. Poi consiglierei il deserto.

(io): Dove?

(Mahmoud): Il deserto egiziano in generale, c’è anche una città piccola nel deserto che si chiama Siwa, molto bella. Poi consiglierei Aswan subito dopo Luxor. Invece al nord c’è Alessandria, Hurgada, Marsa Alam, Sharm El Sheikh.

(io): Zona troppo turistica per i miei gusti. Ti piace il calcio egiziano?

(Mahmoud): Prima si, non lo seguo più da circa 14 anni, perché il regime egiziano usa il calcio per distrarre la gente da altri problemi seri, come la politica. Usano il calcio, i film, le musalsalat (telenovelas egiziane), la musica, le star dello spettacolo.

(io): Qual è la squadra di calcio più famosa in Egitto?

(Mahmoud): Attualmente? Non saprei, so che fino a qualche anno fa era l’Ahly, rivale del Zamalek.

(io): Cosa mi dici religiosamente?

(Mahmoud): Stavo pensando giusto l’altro giorno che in Egitto molti sheikh vogliono eliminare gli altoparlanti per l’Adhan [richiamo alla preghiera], questo per non infastidire i cristiani. Non lo trovo giusto, perché, se guardiamo bene,  anche qui in Italia ogni domenica si sentono suonare le campane. Domenica scorsa stavo dormendo e le campane della chiesa mi hanno svegliato. Non ho nulla contro le chiese ma se c’è da fare un rinnovamento allora che avvenga ovunque, altrimenti meglio lasciare le cose così come stanno. Amo molto sentire l’Adhan dagli altoparlanti sparsi per il Cairo, come immagino che i cristiani amino il suono delle campane. Rispetto le tradizioni religiose di tutti, in ogni paese.

(io): Cosa vuoi dire a chi continua ad affermare che nei paesi arabi i cristiani non hanno diritto di culto religioso? Tra l’altro al Cairo ho sentito più volte la messa della domenica dall’altoparlante, in un quartiere di musulmani e cristiani.

(Mahmoud): In Egitto ci sono moltissime chiese dove la gente prega liberamente ed hanno costruito anche nuove chiese. Ho molti amici cristiani con i quali vado d’accordo.

(io): Cosa sogni per l’Egitto?

(Mahmoud): Il mio sogno è di vedere un giorno l’Egitto libero e pacifico. Libero dalla corruzione e dai dittatori. Mi rendo conto però che c’è ancora molto lavoro da fare per ricostruire il paese.

(io): Insha Allah un giorno sarà così.

(Mahmoud): Insha Allah.

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Tratto da “Mondo Islam Magazine” n. 22