ISLAM: LA SITUAZIONE IN ITALIA NEGLI ULTIMI 20 ANNI

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Questo articolo deve essere un mezzo di riflessione per tutti noi, in particolar modo mi riferisco ai miei fratelli nell’Islam. Avrei potuto intitolare l’articolo “La ‘ummah’ italiana” o inserire “40” al posto di “20”, ma essendo tornato all’Islam nel 1998, quasi 20 anni fa, non posso essere d’aiuto se decidessi di scrivere un articolo sull’Islam in Italia negli ultimi 40 anni, poiché non ho vissuto l’Islam prima dalla fine degli anni 90.

Leggendo articoli, libri e documentandomi chiedendo in giro, negli anni 70, 80 e 90 sono stati fatti passi lenti ma fondamentali, come l’apertura della moschea Ar-Rahman nel 1988 a Segrate, alle porte di Milano e la moschea “Centro Islamico culturale d’Italia” di Roma nel 1995– vedi articolo “I musulmani italiani e l’Islam in Italia” nel n. 15 di “Mondo Islam”-, le prime traduzioni in italiano dei significati del Sacro Corano nei primi anni 90 – quella di Pasquini incompleta per mancanza di fondi e di Piccardo revisionata più volte perché conteneva degli errori di traduzione-. Nel corso degli anni 90 sono stati pubblicati diversi libri interessanti sull’Islam – mi riferisco ai libri di autori musulmani, gli arabisti e gli islamisti non li prendo nemmeno in considerazione-. Libri come: “La via del musulmano”, “I Giardini dei devoti”, “Gesù un Profeta dell’Islam”, “Storie dei Sahabah”, “Il Messia”, tutti titoli di libri mai più ripubblicati e spariti dalla circolazione, purtroppo, eccetto alcuni ristampati da altri editori.

Io ho fatto la shahadah [attestazione di fede] in quegli anni, ho vissuto tutto questo e constatare tristemente come qui in Italia sia tutto peggiorato fa solo male, provo un misto di rabbia e tristezza. Invece di progredire siamo, a mio avviso, regrediti –non è solo una mia constatazione, anche altri fratelli l’hanno notato-. La colpa non è solo dei musulmani, dell’Islam in Italia, ma anche di altri fattori esterni, come: i partiti di estrema destra, l’onda di negatività arrivata dopo l’11 settembre 2001 e adesso anche l’Isis. Quindi: politica, islamofobia e terrorismo.

La colpa però è anche da attribuire ai musulmani, non mi stancherò mai di dire che la responsabilità va prima di tutto ai responsabili delle moschee – soprattutto istituti e centri islamici, i più numerosi-. La maggior parte di loro sgomita per avere la supremazia sugli altri, per avere il ruolo di prestigio, fa niente poi che la moschea – o centro islamico- sia gestita da gente incompetente, o poco preparata, – vedi anche l’articolo “Moschee quasi vuote di vera conoscenza e di spiritualità” nel n. 21 di “Mondo Islam Magazine”.

Piccoli luoghi di preghiera, all’interno di capannoni, garage o negli scantinati, è l’Islam ghettizzato, che fa differenza di razza – nell’Islam questo non dovrebbe accadere-. La “moschea” gestita da soli marocchini, o da soli egiziani, o da tunisini, o da algerini o da bengalesi. Lezioni di Islam in italiano quasi inesistenti, khutbah [sermone] del venerdì quasi esclusivamente in arabo, o tradotta parzialmente, giusto per capire il senso, ciò non basta  – vedi articolo “La lunghezza di una khutbah e la traduzione in italiano” nel n. 10 di “Mondo Islam”-.

Per quanto riguarda le lezioni in italiano, anche qui avrei da scrivere molto, un paio di moschee mi hanno cercato per dare lezioni sui profeti – visto i miei libri- e sarò a loro sempre riconoscente per questo, nonostante anche i lati negativi. In una moschea ho dato 35 lezioni sui profeti –da Adamo (pace su di lui) a Muhammad (pace e benedizione su di lui), più 10 sui 4 califfi, un totale di 45 lezioni, che mi hanno dato molto, el hamdulillah, poiché è sempre stato il mio sogno parlare dei profeti nella casa di Dio, in questi casi in una moschea. Questo davanti a bambini, ragazzi ed adulti, poiché le lezioni sono per tutti. Ho dovuto dare il massimo di me stesso e cercare ancora più informazioni di quante già ce n’erano nei miei libri. Queste lezioni mi hanno permesso di apprendere ancora di più sui profeti e sui califfi. In un’ altra moschea – questa volta per il GMI “Giovani musulmani italiani”- invece solo 10 lezioni sui profeti, da Adamo, fino all’inizio su Abramo (pace su di loro), lezioni che non ho portato a termine non per colpa mia. Anche sul GMI ci sarebbe tantissimo da dire, la mia esperienza è stata negativa. Su una ventina di ragazzi e ragazze dai 13 ai 25 anni solo 3 o 4 erano veramente interessati. Prima di tutto è già un errore mettere nella stessa aula ragazzi e ragazze, alla mia destra i maschi e alla mia sinistra le femmine, per di più in età adolescenziale, quando gli ormoni vanno a mille. Molti di loro non erano nemmeno interessati alle storie dei profeti, e questo è davvero grave, mi hanno permesso di parlare solo per mezz’ora sui profeti e per di più ogni 15 giorni, nonostante avessi proposto di farlo tutte le settimane, come avveniva nell’altra moschea – lì le lezioni duravano anche 2 ore, altroché 30 minuti, e questo ogni settimana-. Quel GMI, – non so gli altri, ma immagino che la situazione non cambi molto-, era interessato solo alle loro attività di incontri, giochi, lezioni fatte da loro su argomenti vari – ma ne avevano la vera conoscenza per farlo?- scambiando spesso l’associazione per un’agenzia matrimoniale, sono convinto che molti andassero solo per quello. Consiglierei a loro di cambiare il nome dell’associazione, da “Giovani musulmani italiani” a “Giovani arabi italiani” o “Associazione araba” o “Associazione nordafricana”. Se invece vogliono mantenere quel nome dovrebbero cambiare molte cose. All’inizio ero contento, ho pensato “in una moschea sono filo salafiti e in quest’altra “Fratelli musulmani”, mi mancano solo i sufi”, ero contento, mi sarei reso disponibile a tutti i musulmani, di qualsiasi corrente, purtroppo molte cose mi hanno impedito di portare a termine questo sogno, che forse non si realizzerà mai del tutto.

Ho visto davanti a me solo ragazzini disinteressati – a parte certe eccezioni-, addirittura uscivano dall’aula. Ho proposto allora di dare le lezioni anche ad un solo piccolo gruppo di loro, quello più interessato, ma la risposta è stata “Decidiamo quello che sceglie la maggioranza”, incredibile … Così ho parlato con i responsabili della moschea, ho trovato superficialità e quasi disinteresse anche da parte di loro. Per rendere le lezioni ancora più interessanti inserii allora le domande alla lavagna tipo gioco/ quiz, con tanto di premi (a mie spese). Metodo che adottai anche nell’altra moschea e che apprezzarono molto, ma non bastò. Credo che questo tipo di lezioni siano adatte a persone dai 20 anni in su e non ai più giovani. E Allah ne sa di più. Osservando il comportamento delle persone che venivano a sentirmi nelle due moschee ho pensato solo che la colpa è soprattutto dei loro genitori, bisognerebbe iniziare da casa una vera educazione religiosa, non si possono attribuire tutte le colpe alla società. Secondo me entrambi i posti – mi riferisco ai ragazzi e non ai responsabili delle moschee- non hanno capito veramente la grande opportunità che avevano , è come avere un tesoro tra le mani e non accorgersi di averlo, quel tesoro erano le storie dei profeti che portavo a loro con tanto amore ed entusiasmo. Credo che non ci siano state prima di allora nelle moschee lezioni in italiano sui profeti.

Mi dispiace ripetermi, ma queste cose sono da cambiare e non mi stancherò mai di dirlo e scriverlo. Se lo faccio notare vengo apparentemente ascoltato ma poi non si conclude nulla alla fine, purtroppo, così lo metto per iscritto in modo che rimanga impresso nella mente di ognuno, insha Allah.

Vedi anche gli orari errati delle preghiere, due anni fa ho scritto l’articolo “Gli orari non corretti delle preghiere” nel n. 18 di “Mondo Islam”, coinvolgendo anche imam, parlando con loro personalmente, è cambiato qualcosa? Nulla. Continuano a diffondere i foglietti con gli orari sbagliati della preghiera del Fajr –anche delle altre preghiere-, che lo vogliono prima delle 3 di mattina – impossibile, troppo presto come orario-. Per non parlare poi dell’inizio e della fine di Ramadan, tutti gli anni si è divisi anche su questo. Come quest’anno, l’UCOII e il CAIM hanno deciso, seguendo i calcoli astronomici fatti largamente in anticipo, di terminare il Ramadan il 4 di luglio e di festeggiare l’Eid il 5, tutti gli altri, basandosi sull’avvistamento lunare e non sui calcoli – spesso fallibili- hanno posticipato di un giorno.

Poi c’è il discorso dei nasheed. È dal 2001 che incido nasheed (canti islamici) e da circa 10 anni che li pubblico su internet (dal 2007). L’idea mi era venuta perché avevo notato che non esistevano nasheed in italiano, solo in altre lingue, così, visto la mia esperienza prima ancora di entrare nell’Islam di cantante e autore di testi (dal 1988), decisi di dedicarmi anche a questo buttandomi a capofitto nel progetto. Ovviamente non sono mancati i soliti criticoni ai quali non va mai bene nulla, oltre a  persone che hanno apprezzato il mio lavoro, el hamdulillah. Ebbene, dopo più di 15 anni che incido nasheed – sono circa una 60ina e quasi tutti in italiano e pubblicato in proprio 15 cd- nessuno, dico nessuno si decide di usarli per i propri video. “Islamic Relief” per esempio continua ad invitare alle manifestazioni artisti di nasheed in arabo con tanto di musica, quando i responsabili sanno benissimo che ne hanno uno in casa, senza dover scomodare le “star” internazionali come Maher Zain, che piace tra l’altro tanto alle ragazzine, con scene quasi di fanatismo, simile a quello per gli “idoli” di musica occidentale, astaghfarullah. Anche qui non vengo nemmeno preso in considerazione. Non mi hanno mai interpellato, va bene che non credo che accetterò ma a volte basta solo il gesto. Probabilmente dovrei cantare in arabo, con tanto di musica in sottofondo, i miei sono tutti senza musica, a parte in alcuni dove c’è qualche strumento di percussione. Ed allora tenetevi il vostro Maher Zain ed io vado avanti per la mia strada. Ringrazio quei pochi che mi hanno invitato, primo fra tutti il convegno “Come amare Allah?”,  primo convegno del 2011 dei “Nuovi musulmani”. Evidentemente i musulmani in Italia sono attaccati alle loro abitudini legate a tradizioni che spesso non fanno parte dell’Islam. Nasheed in italiano ancora oggi sono inesistenti, a parte i miei che vengono snobbati e sminuiti, nonostante i miglioramenti fatti nel tempo. In Inghilterra o in Francia i nasheed nelle lingue locali vengono molto apprezzati, qui in Italia vedo una chiusura in tutto e si accontentano di pubblicare nasheed in altre lingue con sottotitoli in italiano – a parte qualche rapper che ci prova e che io non considero nemmeno nasheed-.

Per quanto riguarda i libri ci sono novità da internet, da parte dei musulmani di ultima generazione – italiani e non- traducono libri da scaricare gratuitamente da internet. Sono i tempi che cambiano, io però continuo a preferire i libri cartacei. Una casa editrice italiana di alcuni fratelli pubblica da poco tempo libri, che Allah li ricompensi per gli sforzi, ma la maggior parte sono libri dei soliti quattro o cinque sapienti come Sheikh Al Uthaymìn. Va bene Al Uthaymìn, bin Baz, Al Albani, ibn Taymiyyah ma non esistono solo loro, come ho scritto nell’ articolo in questo numero “Dedicato agli pseudo salafiti e non solo” ci sono anche altri sapienti di rispetto, che meritano. Non ho mai amato criticare pubblicamente gli altri, caratteristica di molti tornati all’Islam, italiani musulmani o figli di immigrati incontrati sul web o di persona, ho sempre evitato questo tipo di comportamento, tuttavia non posso nemmeno tenermi tutto dentro per il quieto vivere, senza esternarlo, se c’è qualcosa di estrema importanza come in questo caso per l’articolo, è giusto che la espongo.

La maggior parte degli immigrati in Italia poi non rappresentano bene l’Islam, purtroppo, questo non possiamo negarlo, la verità è che il livello di Islam in Italia è davvero basso, si sanno a malapena le basi e a volte anche male. Ce n’é di strada da fare ancora per arrivare ai livelli dell’Islam in Inghilterra. Diciamo la verità, qui sono interessati soprattutto a guadagnare soldi per spedirli al loro paese, non investono sull’Islam, tranne forse pochi. Gli italiani musulmani non hanno spazio nelle moschee, è un’altra triste realtà. Nel 2013 è stata aperta una nuova moschea a Ravenna, credo sia la terza in Italia, dopo Roma e Segrate, senza contare i centri ed istituti sparsi per l’Italia.

Per quanto riguarda la Ummah [comunità islamica] in Italia, ero convinto fino a poco tempo fa che esistesse, ma divisa, in realtà qui da noi è inesistente, basta vedere la mia esperienza dei libri che ho riportato nell’articolo “L’obbligo di aiutare un fratello nel momento del bisogno” in questo numero di “Mondo Islam Magazine”. Più o meno lo stesso trattamento l’ha ricevuto anche Sheikh Abdurrahman Rosario Pasquini, che ha messo in vendita i suoi libri, anche per lui come mezzo di sostentamento, in seguito, vedendo il quasi disinteresse della cosiddetta “ummah”, ha pensato di registrare cd con le sue lezioni di Islam, ma anche questi non hanno ottenuto l’interesse desiderato. Così anch’io, credevo di essere preso un po’ più in considerazione, visto che non è da poco tempo che sono musulmano e che scrivo libri ed articoli – e ringrazio solo Allah che me l’ha permesso-. Credo a questo punto di non dovermi stupire più di tanto, ciò conferma quello che avevo già percepito nell’aria.

Poi ci stupiamo di non andare avanti, di rimanere dietro agli altri. Dovremmo farci davvero un esame di coscienza, eliminare ciò che è negativo e mantenere quel poco di positivo che abbiamo costruito, cercando di svilupparlo al meglio. Mi verrebbe d’istinto dire che c’è da smantellare un po’ tutto – comprese le varie associazioni che trovo inutili, tranne forse qualche eccezione, spuntano ormai come funghi, a mio avviso sono troppe-  e ripartire daccapo, uniti, questa volta per davvero.

Vi consiglio di leggere anche gli altri articoli:

I musulmani italiani e l’Islam in Italia:

http://mondoislam.altervista.org/i-musulmani-italiani-e-lislam-in-italia/

Moschee quasi vuote di vera conoscenza e di spiritualità:

http://mondoislam.altervista.org/moschee-quasi-vuote-di-vera-conoscenza-e-di-spiritualita/

La lunghezza di una khutbah e la traduzione in italiano:

http://mondoislam.altervista.org/la-lunghezza-di-una-khutbah-e-la-traduzione-in-italiano/

Gli orari non corretti delle preghiere:

http://mondoislam.altervista.org/gli-orari-non-corretti-delle-preghiere/

Dedicato agli pseudo salafiti e non solo:

http://mondoislam.altervista.org/dedicato-agli-pseudo-salafiti-e-non-solo/

L’obbligo di aiutare un fratello nel momento del bisogno:

http://mondoislam.altervista.org/lobbligo-di-aiutare-un-fratello-nel-momento-del-bisogno/

Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

Tratto da “Mondo Islam Magazine” n. 22