LA CONVERSIONE

Intervista di Nuccio Franco a Mamdouh AbdEl Kawi

per il sito: www.agenziaradicale.com

(D) Quello della conversione, rappresenta un fenomeno sociologico certamente degno di attenzione, sintomatico di un processo di ricerca, promosso da un forte desiderio di conoscenza che sfocia in un percorso personale e spirituale complesso. Da quanto tempo è avvenuta la conversione e quali sono state le ragioni alla base della scelta di abbracciare un credo diverso da quello d’origine? Quali sono state le tappe fondamentali del suo personale cammino di avvicinamento alla nuova religione?

(R) la mia conversione è avvenuta 13 anni fa, nel 1998, è stato un percorso lento e lungo prima di arrivare ad essa. Tutto è iniziato con lo studio sulle religione, a cominciare con la Bibbia che non conoscevo, pur essendo a quei tempi cristiano cattolico sapevo ben poco sul testo della Bibbia. Questo non ha fatto altro che avvicinarmi sempre più alla religione. Però nonostante provassi una sensazione di benessere, di pace nel mio cuore sentivo che mi mancava qualcosa. Così pazientemente decisi di dedicarmi allo studio anche delle altre religioni e dei loro testi: Bibbia ebraica, Upanishad (degli indù), Sutra di Bubbha, il Corano ecc. Fra tutti questi libri il Corano mi ha colpito maggiormente, non solo la lettura, anche l’ascolto del Corano in lingua araba, una sensazione mai provata prima, meravigliosa, pur non conoscendo la lingua. Dell’Islam mi ha colpito la semplicità della fede, la purezza. Ho cercato di mettere da parte un attimo i pregiudizi, e di abbandonarmi completamente all’ascolto del Corano. Ho capito immediatamente che si trattavano delle parole di Iddio L’Altissimo, mi hanno toccato il cuore fino a farmi piangere. La Sura (capitolo) Al Baqara/ La Giovenca racchiude un po’ tutto l’Islam, o perlomeno, la maggior parte degli aspetti. Mi piaceva pensare al fatto di rivolgermi solo a Dio, senza intermediari, e di confessarmi solo davanti a Lui.

(D) Tra le conversioni definite “relazionali” si parla esplicitamente di quelle avvenute per motivazioni non strettamente religiose. Un passo successivo o un diverso approccio è quello rappresentato dalle conversioni “razionali”, culmine di un cammino di ricerca. In quale di questi ambiti si inserisce la Sua esperienza?

(R) di certo non per amore di una donna. Ci sono anche questo tipo di conversioni, alcuni di questi si perdono per strada, altri invece si aggrappano ancora di più alla Fede diventando religiosi persino più del loro coniuge. Non faccio parte della categoria dei “relazionali”, anche se conoscevo qualche amico. Per me è nato tutto in modo spontaneo. Ero affamato di conoscenza e spiritualità.

(D) Una volta compiuto il passo, come ha vissuto la nuova appartenenza religiosa nei suoi tratti distintivi e fondamentali, cos’è cambiato a seguito di questo percorso nel quotidiano vissuto, in famiglia, al lavoro?

(R) discriminazione subito da parte dei familiari, dei colleghi di lavoro, incomprensione da parte degli amici, ma ho pensato immediatamente “sono più importanti loro o Dio? Se Lui mi ha scelto ci sarà pure un motivo, chi mi ha creato, chi mi salva nei momenti più difficili?”. Un amico ti può tradire, una moglie ti può lasciare, una madre ti può ripudiare, Dio invece no, è L’Unico che ti è fedele, che non ti lascia mai, che non ti ripudia. Come è cambiata la mia vita? In meglio. Ho acquistato più coraggio di fronte alle difficoltà, e reagisco meglio alle delusioni, ai problemi della vita.  È questa la sottomissione a Dio, e “musulmano” in arabo “muslim” significa proprio “sottomesso a Dio”.

(D) La conversione, è un passaggio che segna differentemente i percorsi biografici femminili e quelli maschili?

(R) la conversione segna in modo positivo la vita di ognuno, la cambia completamente, ma ciò non significa ripudiare il proprio passato, la propria personalità o l’essere italiani, è sicuramente un arricchimento. Un altro convertito mi ha detto: “Sei riuscito a portare te stesso nell’Islam”, e questa è una bellissima cosa. Per l’uomo e la donna convertita il passaggio è simile.

(D) Alla luce della Sua esperienza,cos’è per Lei l’Islam oggi ma, soprattutto, quali sono gli aspetti di somiglianza e di diversità fra la Sua ex religione e l’Islam? Qual è e come vive il rapporto individuo – collettività?

(R) l’Islam ha molte cose in comune con la religione cristiana: credere nella maggior parte dei Profeti, nell’immacolata concezione della Vergine Maria, nella missione profetica di Gesù il Messia. Nel Corano c’è la Sura Maryam/Maria, pensate, un intero capitolo dedicato alla madre di Gesù (pace su di lui). L’Islam ha anche certi aspetti simili all’ebraismo: come l’unicità di Dio.

(D) A nostro avviso, i convertiti rappresentano un trait d’union tra la comunità islamica ed il resto della società ricoprendo un ruolo importante nell’Islam organizzato; certamente, è anche grazie a loro che l’Islam si è fatto più visibile nei media e più presente alle Istituzioni. Qual è stato l’atteggiamento della comunità nei Suoi confronti? E’ diverso l’approccio ai temi ed alle problematiche di fede, sociali e politiche dell’Islam di un convertito?

(R) l’atteggiamento degli altri musulmani nei miei confronti? Ottimo, solo con alcuni ho avuto un po’ di problemi legati a certe interpretazioni sul Corano, sui detti del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) o su certi approcci ai temi sociali e politici. La visione generale del convertito rispetto a chi è sempre stato musulmano è di solito più aperta, credo che un convertito possa dare molto alla comunità islamica, perché conosce meglio le due realtà: islamica e italiana.

(D) In Italia l’Islam è la seconda religione. Sono circa 400 le moschee e i luoghi di culto islamici e sono quasi 300 gli imam per 1.354.000 fedeli: un imam ogni 5mila fedeli. È quanto rileva il Dossier Statistico Immigrazione 2010 redatto da Caritas/Migrantes. A questi luoghi di culto, prosegue il Dossier, vanno aggiunti 120 centri culturali e 275 associazioni islamiche. Si tratta di numeri che attestano quanto l’Islam sia parte integrante della nostra società. C’è chi parla di 10.000 chi addirittura di 60.000 convertiti. Quanti sono davvero? Un Suo commento su questi dati?

(R) sono statistiche, più o meno vere. Ho sempre saputo che in Italia ci sono più di 50 mila convertiti, comunque sia non è il numero ma la qualità che conta.

(D) Quella dell’Islam in Italia è una presenza antica che di recente ha conosciuto una accelerazione imprevista a causa dell’immigrazione. Sono almeno 10 le principali associazioni islamiche in Italia ufficialmente costituite Non esiste però una intesa (ex art.8 della Costituzione) fra Stato Italiano e comunità islamica anche se esistono due bozze di discussione. Esiste forse un problema di reciproca organizzazione e riconoscimento tra le diverse comunità islamiche, un problema di rappresentanza?

(R) esatto, purtroppo è così.

(D) Alcuni fatti di cronaca danno un immagine falsata dell’Islam. Esiste l’impressione, anche in conseguenza di questi fatti recenti, che un islam moderato faccia fatica ad affermarsi e che addirittura possa esistere come tale. Qual è la sua opinione?

(R) non esiste l’Islam moderato, né quello estremista. L’Islam insegna l’equilibrio, è questo il Vero Islam. Se un musulmano è equilibrato vuol dire che ha capito perfettamente l’essenza dell’Islam. Un momento, equilibrato non significa accettare qualsiasi cosa per far contento qualcuno, scendere troppo ai compromessi, trasgredendo perfino i precetti del Corano. Il musulmano non deve essere nemmeno rigido con tutti ed in tutto. Non ci vuole né eccessiva rigidità, più che altro rispettare i precetti, né mollezza, debolezza.

(D) Negli ultimi anni si è assistito alla crescita di un fronte islamicoliberale, che chiede riforme democratiche, multipartitismo; donne e uomini condividono sempre più valori di laicità e di cultura liberale e delle libertà. D’altronde, leggendo i grandi pensatori islamici ci si accorge che molti di questi ritengono che l’Islam sia, innanzitutto e soprattutto, una religione del dialogo e della fede. Qual’è il Suo parere sull’argomento e quali, a Suo avviso, i margini futuri di sviluppo di questa corrente?

(R) ecco, anche la strada della laicità è da evitare, perché porta a seguire modelli totalmente opposti all’Islam. L’Islam come ha giustamente detto è una religione aperta al dialogo con le altre fedi, al rapporto con gli altri, pur non rinunciando alla propria identità islamica. Una cosa vorrei sottolineare. I musulmani provenienti da diverse parti del mondo che vengono a vivere in paesi occidentali come la nostra Italia, per lavoro, ricongiungimento familiare … devono integrarsi con il paese che li ospita, ma ciò non significa che devi assimilare qualsiasi cosa.

(D) Un’ultima battuta circa una questione di estrema attualità: il divieto di indossare il niqab. La Francia ha già adottato una legge ad hoc. In Italia sono all’esame del parlamento alcuni disegni di legge. Modernità e tradizione, identità e futuro. E’possibile trovare una sintesi tra diverse esigenze e come?

(R) sono convinto che si possa fare. La donna che porta il niqab, o l’hijab (il velo che copre solo il capo) è molto attiva, segue l’attualità, conosce la tecnologia, è acculturata, ha sempre nuove idee per il futuro, però allo stesso tempo è legata alle tradizioni religiose. Quindi sono convinto che la modernità e la tradizione possano convivere insieme. Conosco molte donne che già lo fanno nella vita di tutti i giorni, peccato che pochi in realtà lo sanno e mai lo riportano nei notiziari in Tv o negli articoli di quotidiani. Spesso ci si ferma solo al velo, senza andare ad indagare, a conoscere meglio la vera anima della persona che lo indossa.

Tratto da  “Mondo Islam” n. 6