LE DIFFERENZE POSSONO ESSERE UNA BENEDIZIONE

Di solito quando qualcuno vede il nome di un personaggio noto che non apprezza, rifiuta di leggere quanto ha scritto nel libro, sottovalutando il contenuto e dando per scontata un’opera che ignora totalmente. Consiglierei invece di dimenticare il nome, di mettere da parte i pregiudizi ed iniziare nella lettura. Sono convinto che ognuno ha sempre da imparare dall’altro. Questo articolo vi stupirà, leggetelo perché vi aiuterà ad acquisire  molte più nozioni di quante già ne possedete. È quanto andrete a leggere che dovrete valutare e non il nome di chi l’ha scritto, un fratello nell’Islam come noi, uno di noi…

Mi piacerebbe cominciare con un hadith molto bello che dice più o meno così: “I Musulmani formano una sola Umma (comunità), il più umile fra loro ha lo stesso diritto degli altri, ed insieme formano un solo corpo di fronte al pericolo”. Un significato ed un’immagine molto belli; rimaniamo sconvolti quando la compariamo con la realtà di oggigiorno dell’intero mondo arabo. Che ne dite di ricomporre questa immagine della nostra nazione mostrando la compassione gli uni verso gli altri e tollerando le differenze dei vari punti di vista? I nostri cuori sanguinano di pena alla vista degli spargimenti di sangue in Iraq, in Darfur e in Libano che avvengono o per colpa nostra o per la crudeltà dei nostri nemici. I quattro principi della coesistenza sono:

1. La diversità è una regola universale. Allah l’Altissimo l’ha creata e dobbiamo accettarla e rispettarla.

2. La diversità è una ricchezza, cioè un vantaggio.

3. Nei momenti di discordia, la discussione tranquilla aiuta a vedere il problema da tutte le prospettive, perché c’è solo una verità ma il suo aspetto cambia a seconda del punto di vista.

4. Nei momenti di discordia, non bisogna dimenticare le buone maniere.

È necessario comprendere queste quattro nozioni, esserne convinti, tenere sempre il sangue freddo nei momenti di discussione e di discordia e ricordarsi di questo hadith: “Quattro caratteristiche denotano la pura ipocrisia di colui che ne è afflitto; è ipocrisia parziale se ha soltanto una di esse finché non l’abbandona: mente quando parla, non rispetta la sua promessa, tradisce il suo giuramento, e diviene aggressivo durante il litigio”.

Alcuni esempi per capire meglio queste nozioni.

1 – La diversità è una regola universale che deve essere rispettata.

Un episodio accaduto al tempo del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui), mostra bene la sua approvazione della differenza come fatto naturale. La storia cominciò quando lui volle, subito dopo la Battaglia della Trincea, continuare verso Bani Qoraïza, per punire gli ebrei per la loro slealtà dimostrata durante questa battaglia. Alla fine del combattimento, i Compagni erano esausti, e volevano fermarsi lì. Ma Jibril disse al Profeta (pace e benedizioni su di lui) che gli angeli non avevano ancora abbassato le loro armi. Quindi il Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece sapere ai suoi Compagni: “Colui fra di voi che crede in Allah l’Altissimo e nel Giorno del Giudizio, non preghi Al Asr (La preghiera del pomeriggio) fino a che non abbia raggiunto Bani Qoraïza”. I Compagni non sapevano quindi che fare. Alcuni fra loro avevano capito che dovevano raggiungere in fretta Bani Qoraiza e pregare Al-Asr lì, anche dopo l’ora della preghiera. Però altri pensarono che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) volle soltanto che loro si affrettassero, e che avrebbero pregato Al-Asr in orario, prima di continuare verso Bani Qoraiza. All’arrivo del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), essi chiesero il suo arbitraggio, e lui approvò entrambe le opinioni senza nessun commento. Certamente, ordinando loro il da farsi, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva intenzione di far eseguire una delle due soluzioni, ma non ne represse nessuna. Le stesse parole erano state comprese in due modi diversi, e lui accettò le due interpretazioni perché la differenza è una regola universale, e fa parte della natura umana. Quindi, l’Occidente che crede nella coesistenza non deve imporci la sua cultura perché l’esistenza di un’altra cultura, come la nostra, arricchisce il mondo. Tutte e due si completano reciprocamente.

2 – La diversità arricchisce.

Il secondo principio, dimostra che ognuno di noi è il complemento dell’altro. Per mostrare la ricchezza che proviene dalla differenza, abbiamo l’esempio di Abu Bakr e di Omar (che Allah si compiaccia di loro) e delle loro opposte opinioni nei confronti dei prigionieri della Battaglia di Badr. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva chiesto la loro opinione in presenza degli altri Compagni. Abu Bakr rispose: “Oh Profeta (saw) sono la tua gente, i tuoi familiari, perdonali, e chiedi loro di pentirsi, forse un giorno ti seguiranno”. Invece Omar disse: “Oh Profeta (pace e benedizioni su di lui), sono persone che non ti hanno creduto, che ti hanno fatto del male e che ti hanno allontanato da casa tua. Uccidili”. Gli uomini presenti erano divisi tra i due pareri, e cominciarono ad alzare le voci. Il Profeta (saw) disse loro: “Allah l’Altissimo fa sì che dei cuori divengano teneri, e tu Abu Bakr rappresenti uno di quei cuori, ed indurisce altri cuori come il ferro, e tu Omar rappresenti uno di quelli, e tutti e due sono utili per la causa di Allah l’Altissimo”. Così, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) non ha giudicato la loro differenza come un fatto negativo, invece l’approvò e continuò il suo discorso, dicendo: “Il tuo esempio, Abu Bakr, nel Corano è come quello di Ibrahîm (Abramo), che disse ciò che Allah l’Altissimo dice con quello che può essere tradotto come: ‘O mio Signore, in verità essi già han traviato molti uomini. Chi mi seguirà sarà dei miei, e quanto a coloro che mi disobbediscono, in verità Tu sei perdonatore, misericordioso!’. (Sura Ibrahìm/ Abramo, v. 36) e come quello di Îssa (Gesù), il quale disse ciò che Allah l’Altissimo dice con quello che può essere tradotto come: ‘Se li punisci, in verità sono servi Tuoi; se li perdoni, in verità Tu sei l’Eccelso, il Saggio’ (Sura Al ma’ida/ La tavola imbandita, v. 118). Invece tu, Omar, il tuo esempio nel Corano è come quello di Nûh (Noè), che pronunciò le parole che Allah l’Altissimo dice con quello che può essere tradotto come: Pregò Noè: ‘Signore, non lasciare sulla terra alcun abitante che sia miscredente! Se li risparmierai, travieranno i Tuoi servi e non genereranno altro che perversi ingrati’.” (Sura Nuh/ Noè, v. 26-27).

Il Profeta Muhammad (saw), considerò la loro differenza come un vantaggio, che aiuta a stabilire un equilibrio tra noi e a completarci l’uno con l’altro.

3 – La discussione tranquilla aiuta a vedere il problema da tutte le prospettive.

Riporto questo semplice esempio, che dimostra che la verità può mutare aspetto ma senza cambiare, in fondo. Metto sulla tavola davanti a me due matite ed avvicino le loro estremità per formare un angolo acuto. Il lato aperto del triangolo appare davanti secondo la mia visuale, quindi io vedo che l’immagine delle due matite forma il numero otto mentre per voi telespettatori l’immagine è invertita, quindi per voi l’immagine forma il numero sette. Quindi, ognuno di noi percepisce differentemente lo stesso oggetto perché ha una prospettiva diversa. Inoltre, nessuno sarà convinto dell’affermazione dell’altro a meno che uno di noi non vada a dare un’occhiata dall’altro lato. Questo accade ugualmente anche per la verità.

4 – Al momento della discordia, non dimenticare le tue buone maniere.

Ci fu un periodo durante il quale l’imam Malik vide la verità solamente da un lato, e difese ferocemente il suo punto di vista. Lui all’inizio non era convinto dei quattro principi della coesistenza, e le sue parole lo provano. Comunque, dopo numerosi dibattiti avvenuti durante il corso della sua vita, in particolare quello che ebbe con Abu Hanifa, sul quale ci concentreremo, ha cambiato attitudine. Questi due grandi sapienti ebbero un dibattito molto vivace, alla fine del quale realizzarono che entrambi avevano ragione, e che se anche le loro idee sembravano l’una l’opposto dell’altra, in realtà si completavano a vicenda. Stiamo per presentarvi il dialogo che avvenne tra loro e che, secondo ciò che so, non ha uguali nella storia. Questo dibattito sottolinea la sincerità e l’equità di Malik. Procediamo con l’opinione di Malik su Abu Hanifa prima, durante e dopo il loro dibattito. Dobbiamo sapere innanzitutto che i quattro grandi imam, non furono uomini leggendari esenti dal commettere errori. Malik stesso disse: “Le parole di ogni persona possono essere accettate o rigettate eccetto quelle del Profeta (saw). Se quello che vi dico io è conforme al Corano e alla Sunna (tradizione del Profeta) prendetelo, altrimenti rigettatelo.” Fra l’altro, disse anche: “State attenti alla gente d’opinione, sono nemici della Sunna.” La scuola di Abu Hanifa era appunto chiamata “La scuola dell’opinione”. Tutto ciò accadeva prima che i due imam si incontrassero, e prima del loro scambio di messaggi (Abu Hanifa risiedeva in Iraq), al quale fu testimone l’imam Leith ibn Saad dell’Egitto, e che alla fine cambiò tante cose. Malik viveva a Medina e Abu Hanifa in Iraq. A quel tempo, i mezzi di comunicazione non erano affidabili, quindi lo scambio di parole fra loro non fu molto gentile. I due imam infine si incontrarono durante il pellegrinaggio alla Mecca, rituale stabilito da Allah l’Altissimo per riunire i musulmani di tutti i luoghi ed imparare la coesistenza. Finalmente i due sapienti si trovarono l’uno di fronte all’altro, e Leith ibn Saad, che desiderava che questo incontro finisse bene, assistette ad una parte del dibattito. Il dibattito era incentrato su tre punti. Il primo punto riguardava le situazioni ipotetiche. La gente era solita andare dall’imam Malik per porre domande ipotetiche, e lui solitamente si arrabbiava per questo, dicendo loro di non porre domande a proposito di fatti non avvenuti. Queste persone solitamente provenivano dall’Iraq, dove risiedeva Abu Hanifa, che invece approvava questo tipo di domande.

La scuola di Abu Hanifa ipotizzò varie domande e cercò di trovar loro una risposta. Il suo fiqh ne contiene circa sessantamila. Questo è il motivo per il quale Malik gli disse: “Lei incoraggia la gente alla discussione vana”. Abu Hanifa gli rispose:“ Presso di noi, in Iraq, la situazione non è simile alla vostra qui. Noi viviamo nella capitale dello stato islamico, siamo aperti al mondo e ci troviamo davanti a situazioni nuove ogni giorno. Quindi dobbiamo essere sempre pronti, e dobbiamo insegnare alla gente come reagire in caso di un nuovo avvenimento”. Malik gli disse: “Mi dia un esempio”. E Abu Hanifa replicò: “Un uomo, per esempio, parte per un viaggio e la moglie rimane a casa. Quest’uomo, rimane via per molto tempo, fino al punto che la moglie suppone che lui sia morto, ed allora si risposa di nuovo. Che cosa dovrebbe fare il primo marito se un giorno ritornasse?” Malik disse: “E perchè sta supponendo degli avvenimenti che non hanno avuto luogo?”Abu Hanifa rispose: “Malik, da noi numerosi uomini partono ogni giorno per la guerra. Noi vogliamo essere pronti per quello che potrebbe succedere. Lei che insegna gli ahadith, non si ricorda di quello che dice: Un uomo andò a trovare il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e gli chiese: ‘Oh Messaggero di Dio, immagina che un uomo venisse a prendere i miei soldi, che cosa dovrei fare?’, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli rispose: ‘Impedisciglielo’. L’uomo continuò: ‘E se lui mi attaccasse?’, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: ‘Lotta contro di lui’. L’uomo poi chiese ancora: ‘E se mi uccidesse?’. E il Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli disse: ‘Saresti un martire’. L’uomo domandò nuovamente: ‘E se io lo uccidessi?’ Il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) rispose: ‘Lui sarà nell’ Inferno’. Abu Hanifa quindi disse a Malik: “Vede come l’uomo interrogò il Profeta (pace e benedizioni su di lui) per quattro volte ponendo domande ipotetiche?”, Malik disse: “Era per una cosa utile”. Abu Hanifa disse: “Anche da noi in Iraq è per una cosa utile.” Al-Leith ibn Saad che fu presente alla conversazione gridò: “Allahu Akbar (Allah è il più grande), giuro che questo è la complementarità dell’Islam. Lei, Malik, fa in modo che la gente non si preoccupi soltanto delle domande ipotetiche, mentre lei, Abu Hanifa, pone delle ipotesi sul futuro per proteggere la gente. Giuro che è la maestà dell’Islam! Infatti il Messaggero di Dio (saw) rifiutò di essere interrogato riguardo a situazioni ipotetiche inutili, invece quando un uomo andò ad interpellarlo a proposito di un importante problema che potrebbe avere luogo nel futuro, lui gli rispose.”

Malik e Abou Hanifa poi si separarono, ma ciascuno di loro tenne fede al proprio metodo, pensando che si completavano l’uno con l’altro per il bene dell’Islam. I due imam avevano applicato i quattro principi della coesistenza. Capirono che la differenza è una regola universale che deve essere rispettata perché l’Iraq non è simile a Medina. Capirono che la differenza e la discussione tranquilla aiutano a vedere meglio la verità da tutti i sui lati. È necessario poi fare attenzione alla cortesia reciproca dei due imam, nella storia non abbiamo mai sentito parlare di un dibattito cosi profondo e nobile.

Tratto dal libro “Un invito alla coesistenza” di Amr Khaled. Traduzione di Dar al Tarjama

La sezione lingue nel sito:

http://amrkhaled.net/newsite/languages.php?acatID=1040&acatName=English&languages=1

Tratto da “Mondo Islam” n. 4