SAID IBN AMIR AL-JUMAHI: L’ESSENZA DELLA FEDE

Ricominciamo da questo numero con le storie dei compagni del Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi). Questa è un’altra di quelle storie davvero toccanti dalla quale dovremmo trarne degli insegnamenti, insha Allah. È una storia che ci fa riflettere sul vero significato della Fede.

Said ibn Aamir al-Jumahi (che Allah sia soddisfatto di lui) faceva parte della tribù dei Quraysh (coreisciti) e fu testimone della morte atroce di Khubayb ibn Adiy (che Allah sia soddisfatto di lui), uno dei compagni del Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi). I Quraysh decisero di vendicare la loro sconfitta nella battaglia di Badr uccidendo Khubayb, quest’ultimo mantenne la calma anche di fronte alla morte e questo colpì profondamente Said.

Khubayb disse:

“Concedetemi di pregare due rakaat prima di morire”, i Quraysh glielo permisero. Pregò in direzione della Ka’abah e disse:

“Per Allah, se pensate che ho chiesto di pregare per paura della morte [vi sbagliate], penserei [in questi casi] che non varrebbe nemmeno la pena di pregare”.

Torturarono atrocemente Khubayb ancora vivo! E dissero:

“Preferiresti che Muhammad fosse al tuo posto pur di essere libero?”

Mentre il suo sangue scorreva, rispose: “Per Allah, non vorrei essere sano e salvo tra la mia famiglia, sapendo che Muhammad soffre anche solo a causa di una spina”.

Aumentò a questo punto la collera della gente che diventò sempre più violenta e le grida si fecero sempre più forti: “Uccidetelo, uccidetelo! ”

Said vide Khubayb sollevare gli occhi verso il cielo:

“Contali tutti, o Signore -disse Khubayb-. Distruggili e non risparmiare nessuno di loro”.

Tutti si scagliarono ferocemente contro di lui, fino ad ucciderlo. Said rimase davvero impressionato da tutto ciò che vide spesso Khubayb in sogno e si ricordava della sua calma anche di fronte alla morte. Aveva il rimorso per non aver fatto nulla, forse avrebbe potuto aiutarlo, impedire in qualche modo quella fine atroce. Ma Said cosa poteva fare? Era forse troppo giovane ed in una situazione davvero difficile.

La morte di Khubayb fu una vera lezione per Said che finalmente comprese che la vera vita è… LA FEDE! Questo lo portò verso l’Islam e a decidere di abbracciare la religione del Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi). Il giovane annunciò ai Quraish durante un’assemblea la sua conversione all’Islam e il suo rifiuto nell’adorare gli idoli. Emigrò a Medina e si unì al Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi). Said diventò così un musulmano di grande fede e continuò il suo servizio anche dopo la morte del Profeta e sotto il califfato di Abu Bakr e di Umar (che Allah sia soddisfatto di tutti loro).

Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

Tratto da “Mondo Islam Magazine” n. 24